“È un ritorno a casa”. L’atmosfera, prima ancora delle parole, racconta il senso di un ritorno atteso diciassette anni. Quando Gianfranco Fini sale sul palco di Atreju, accanto a Francesco Rutelli, gli applausi diventano lunghissimi, tanto da commuovere il vecchio leone. Per molti dei presenti è un déjà vu che profuma di storia politica e di nostalgia: l’ultima volta era il 2008, un tempo che sembra appartenere a un’altra epoca, ben prima della nascita di Fratelli d’Italia e dell’ascesa di Giorgia Meloni. Eppure, in questo dicembre romano, Fini riemerge come in “ritorno al futuro”, per usare le parole cinematografiche di Rutelli, davanti a un pubblico che non ha mai smesso davvero di sentirlo parte della propria storia.
Il confronto con Rutelli, intitolato “Trentadue anni dopo”, è un dialogo che scorre lungo i binari di un passato che parla al presente. Nel 1993 i due si sfidarono nella corsa al Campidoglio: una competizione sorprendente, che vide l’allora leader del MSI sfiorare l’impresa e sfondare in un elettorato che mai, fino a quel momento, aveva guardato verso destra. Fu una sconfitta, certo, ma diventata con il tempo una “vittoria simbolica”, come non pochi hanno ricordato durante la giornata. L’inizio di un percorso che avrebbe portato la destra italiana a trasformarsi, modernizzarsi e infine governare il Paese con Giorgia Meloni.
Fini ad Atreju, le sue parole sul palco e il mea culpa
Sul palco, Fini torna su quella stagione: “Fu determinante il sostegno di tanti militanti, l’intenzione politica fu quella di candidarci per dimostrare di saper governare. Dopo la caduta del comunismo, era caduta anche la discriminazione ideologica nei confronti della destra”. È una linea rossa che collega il 1993 al presente, passando per gli errori e le fratture che avrebbero segnato la sua vicenda personale e politica.
Il passaggio più atteso è quello sul rapporto con Berlusconi e sullo scioglimento di Alleanza Nazionale. Qui Fini non elude nulla: “Io mi sono pentito di aver, in modo del tutto involontario ovviamente, posto le condizioni che mi hanno portato non ad andare via dal Pdl ma a ritrovarmi incompatibile con il Pdl in un comunicato stampa. Le condizioni che avevo creato anch’io, anzi avevo creato io, erano consistite nello scioglimento di An e l’ingresso di tutta la nostra comunità nel Pdl”.
Ricostruisce l’idea originaria del Popolo della Libertà come una “grande formazione plurale”, un esperimento che però non avrebbe retto alla prova dei fatti: “In un certo momento non c’era la pluralità né delle idee né delle opinioni. Chi dissentiva veniva immediatamente guardato col sospetto. Mi assumo quella responsabilità, non la rinnego. Il pentimento riguarda la proposta che feci al congresso di sciogliere AN perché credevo, sbagliando, in quel bipolarismo che purtroppo è vissuto poco e male”.
Eppure, nel bilancio, Fini riconosce una continuità, un’eredità raccolta da Giorgia Meloni, che cita con rispetto e senza giri di parole: “Il merito che ha Giorgia è questo, che ha ricostruito una casa in cui oggi lei è il leader, lo sarà domani, ma in cui quelli che stanno in quella casa sanno perfettamente che c’è qualche cosa che li unisce al di là del fatto di vincere o di perdere un’elezione. E non è cosa di poco conto”.
Arriva anche il mea culpa più netto: “L’errore è stato chiedere e ottenere lo scioglimento di Alleanza nazionale, perché era un movimento politico basato su un senso comunitario. Ma il merito che ha avuto Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni è ricostruire questa comunità”. Poi aggiunge: “Mi riconosco, l’ho votata, la voterò. Non condivido al 100%, come è naturale da uomini liberi”.
Chiara la visione su Ucraina e Palestina
C’è spazio anche per la politica estera: “I valori condivisi che abbiamo come occidente sono chiari. Ad esempio, il popolo ucraino possiamo considerarlo eroico, perché continua a combattere per la propria libertà. Va sostenuta l’Ucraina”, le parole chiare di Fini che sembrano un plauso a Meloni e una tirata d’orecchia a chi come la Lega vorrebbe interrompere il sostegno militare. C’è spazio anche per ribadire la posizione della destra sulla Palestina: “Io venerdì tornerò per sentire Abu Mazen, che ho avuto modo di conoscere, perché è importante ribadire che la destra non è contraria allo Stato palestinese, la destra è contraria al riconoscimento nell’autorità palestinese di chi vuole distruggere lo Stato di Israele. Due popoli, due stati, non è uno slogan, è un valore”.
Il dialogo necessario con il centro sinistra
Il tono cambia quando si parla del clima politico attuale, soprattutto della durezza del linguaggio pubblico. Fini sostiene le parole di Rutelli invocando maggiore responsabilità: “Auspico che queste sagge parole vengano ascoltate anche da esponenti dell’attuale sinistra. C’è la necessità di condividere degli obiettivi strategici per l’Italia”. Poi affonda: “Nel Bullometro ci sono alcune dichiarazioni contro Giorgia Meloni e questa comunità, che chi le ha fatte dovrebbe vergognarsi… quando si scende a un livello che è più da rissa da cortile che da dibattito politico, poi non ci si può meravigliare se certi cattivi maestri generano dei frutti avvelenati”.
Rutelli infatti aveva restituito poco prima la stima all’ex rivale e ribadito l’appello al dialogo tra destra e sinistra: “Io rispetto Meloni perché si trova a dover gestire un periodo di cambiamento a livello geopolitico e strategico… Sarebbe saggio trovare, nella differenza fra maggioranza e opposizione, alcune aree in cui l’opposizione scelga di trovare una convergenza nei punti di utilità per il paese, che non significa fare pastrocchi”. Lasciando Atreju, aggiunge: “Credo sia stato un confronto dignitoso, corretto e spero con vari spunti”.
Le reazioni al confronto
L’evento non sfugge ai dirigenti di Fratelli d’Italia. Il vice presidente della Camera Fabio Rampelli legge nel ritorno di Fini “un punto di snodo” che rievoca la lunga marcia della destra italiana dagli anni Novanta a oggi: “In quella fase si è costruito il nostro percorso… una parte spingeva verso nuovi obiettivi, una parte voleva restare ancorata al partito testimonianza”. Un cammino che, dice, ha portato fino a Meloni: “Se non ci fosse stato questo percorso, transitato anche per un po’ da Fini, probabilmente non ci sarebbe stato questo”.
Giovanni Donzelli insiste invece sul valore umano della giornata: “E’ stato un bellissimo confronto, lui con molta chiarezza ha detto che non vuole nulla… I litigi con Fini sono stati duri, aspri, e quando si ricuciono i rapporti umani è sempre piacevole”.
A chiudere idealmente il cerchio è Arianna Meloni, che sui social scrive: “E’ stato emozionante oggi rivedere insieme sul palco di Atreju Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, rievocando un confronto che ha segnato la nostra storia… È bello vedere dove siamo arrivati, alla guida di un governo di centrodestra solido, efficace e rispettato nel mondo”.



