La controversia tra intelligenza artificiale generativa e diritto d’autore approda per la prima volta nelle aule giudiziarie italiane. Reti Televisive Italiane (RTI) e Medusa Film, società del gruppo MFE–Mediaset, hanno avviato un’azione legale presso il Tribunale Civile di Roma contro Perplexity AI, una delle società statunitensi più aggressive nel settore della ricerca conversazionale basata su modelli generativi. L’accusa è pesante: utilizzo massivo e non autorizzato di contenuti audiovisivi e cinematografici protetti per addestrare i modelli dell’azienda americana. Una controversia destinata a fare scuola, non solo in Italia.
Secondo quanto riportato dalle società del gruppo MFE, l’AI di Perplexity sarebbe stata addestrata su numerosi contenuti di loro proprietà senza alcuna licenza. Un’accusa che, se confermata, potrebbe rappresentare una violazione diretta del diritto d’autore e dei diritti connessi. Le prove depositate in tribunale sembrano, almeno secondo la ricostruzione degli esperti informatici coinvolti, piuttosto concrete: interrogata su programmi e film del catalogo Mediaset, l’AI di Perplexity non solo riconoscerebbe titoli e contenuti, ma dichiarerebbe anche di averli “appresi durante la fase di addestramento, conclusa prima del rilascio al pubblico”.
Ancora più delicato un secondo elemento: in alcuni casi l’AI rimanderebbe addirittura a siti di streaming pirata. Un dettaglio che irrigidisce ulteriormente la posizione delle aziende italiane e complica quella della società americana.
Il nodo giuridico: cosa si può usare per addestrare un modello AI?
Alla base del contenzioso c’è il concetto di Text and Data Mining (TDM), la tecnica che consente ai modelli generativi di apprendere analizzando enormi quantità di dati. La Direttiva Copyright europea, recepita in Italia nel 2021, ha introdotto due eccezioni:
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TDM per ricerca scientifica, libero per enti qualificati;
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TDM per finalità commerciali, consentito solo se il titolare dei diritti non ha esercitato l’opt-out, ovvero una riserva esplicita che impedisce l’uso delle opere.
Ed è proprio l’opt-out il terreno della battaglia.
Mediaset rivendica di aver espresso chiaramente il suo dissenso: per mesi ha trasmesso in sovrimpressione sulle proprie reti un messaggio che vietava l’uso delle immagini ai fini dell’addestramento di sistemi AI e il data scraping automatizzato. Sarà ora compito del tribunale stabilire se questo tipo di comunicazione sia sufficiente a configurare un opt-out efficace secondo la normativa europea.
La Commissione europea corre ai ripari
La vicenda arriva in un momento in cui anche Bruxelles sta cercando di mettere ordine. L’AI Act impone ai fornitori di modelli generali (GPAI) di rispettare le riserve dei titolari dei contenuti utilizzati per il training. Per facilitare l’applicazione, la Commissione – con il supporto dell’EUIPO – ha avviato una consultazione tecnica per definire protocolli unificati e machine-readable di opt-out, come estensioni standardizzate dei file robots.txt. I risultati saranno pubblicati entro il 2026 e dovranno costituire il riferimento per l’intero settore.
Un caso simbolo che può cambiare le regole del gioco
La causa di Mediaset arriva mentre in Italia è stata appena approvata una Legge Quadro sull’Intelligenza Artificiale, (23 settembre 21025) che impone maggiori obblighi di trasparenza sull’uso dei contenuti protetti ai fini dell’addestramento. In questo senso, l’azione legale di RTI e Medusa è anche un messaggio politico: le opere audiovisive non sono materiale “libero” e l’innovazione non può prescindere dal rispetto del copyright. Giovanni Cocconi, dell’Ufficio Studi Agcom, sottolinea che si tratta della “prima iniziativa legale in Italia” su questo fronte, mentre a livello globale le dispute si moltiplicano: dagli Stati Uniti al Regno Unito, passando per Francia e Germania, diverse aziende AI sono già coinvolte in contenziosi simili.
Il precedente che mancava
L’esito del procedimento potrebbe avere un forte impatto sul mercato: delineare confini più chiari sull’uso di contenuti audiovisivi per l’addestramento dei modelli, stabilire cosa costituisce un opt-out valido e, soprattutto, definire le responsabilità dei grandi sviluppatori di AI commerciale. Perplexity si trova ad affrontare un fronte giudiziario sempre più vasto. Mediaset, dal canto suo, punta a ottenere il riconoscimento dell’illiceità della condotta, la cessazione di qualsiasi ulteriore uso dei contenuti e un risarcimento dei danni, oltre a una penale per eventuali violazioni future. Una causa che potrebbe diventare un punto di riferimento, non solo per il mondo dell’audiovisivo ma per l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale.



