Roma ha accolto con calore “Astor. Un secolo di Tango” diretto dal grande regista internazionale argentino Carlos Branca, con le coreografie di Valerio Longo. Un appuntamento che intreccia musica, parola e movimento in un unico respiro scenico, facendo emergere con forza la figura della voce narrante di Vincenzo Bocciarelli. In un tempo in cui la danza spesso parla da sola, qui la narrazione diventa bussola: accompagna, accende immagini, dà profondità e senso a ogni passaggio coreografico, trasformando l’ascolto in esperienza.
Lo spettacolo “Astor. Un secolo di Tango” ha visto Bocciarelli protagonista come voce narrante in un concerto di danza del Balletto di Roma dedicato ad Astor Piazzolla, con musiche arrangiate da Luca Salvadori, eseguite dal vivo dal bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi e la direzione musicale affidata a Marco Schiavoni, in scena all’Auditorium Conciliazione. Ed è proprio nella qualità del racconto, nel fraseggio preciso e nel controllo delle intenzioni, che Bocciarelli ha impresso il segno: non un “commento” alla danza, ma una presenza drammaturgica che tiene unito lo spettacolo, valorizzandone ritmo, nostalgia ed energia contemporanea.
Per il pubblico, la riuscita sta nell’equilibrio: la potenza evocativa di Piazzolla incontra la fisicità del tango e la parola diventa ponte emotivo. Bocciarelli, forte di una sensibilità teatrale maturata anche alla guida dei Teatri di Siena, porta in scena un’interpretazione capace di dare volto e voce a un secolo di passioni, città, notti e memorie: un modo di “raccontare la musica” che lascia il segno e rende “Astor” un titolo che non si limita a celebrare, ma rinnova.



