“Che cosa diventano e che m’importano l’umanità, la beneficenza, la modestia, la temperanza, la mitezza, la saggezza, la pietà, quando una mezza libbra di piombo tirata a seicento passi mi fracassa il corpo, e io muoio a vent’anni fra tormenti indicibili, in mezzo a cinque o seimila moribondi, mentre i miei occhi, aprendosi per l’ultima volta, vedono la città dove sono nato, distrutta dal ferro e dal fuoco, e gli ultimi suoni che odono le orecchie sono le grida delle donne e dei bambini che spirano sotto le rovine: e tutto per i pretesi interessi di un uomo che non conosciamo?”
Agghiacciante. E così attuale. Scritto oggi, si direbbe. No, non da Chat GPT5. Credetemi, non ci arriverà mai, nemmeno la super edizione del 2051.
L’ha scritto Voltaire. A metà del ‘700. Sotto la voce ‘Guerra’ del suo ‘Dizionario filosofico’. Non fosse per quella ‘mezza libbra di piombo’, quel ‘ferro e fuoco’ che sanno di cannoni ad avancarica, di secoli trascorsi, davvero potrebbe trattarsi d’un cronista nostro contemporaneo. Di quelli bravi. Tanto bravi da potersi permettere il lusso d’essere commossi. Per quel che dicono, e mentre lo dicono.
Bentornata, Guerra! Buon Natale, Orrore. Ma come ci siamo arrivati?
Forse ricorderete Hadja Lahbib. La commissaria Ue per la gestione delle crisi, che la scorsa primavera postò su X un video col ‘kit per la sopravvivenza’, in caso di repentino attacco bellico.
Irrisa dal mondo intero – guardate il reperto e capirete – la briosa commissaria tutta unghie in gel, ciglia finte, make-up rifinito, stravaganti risatine e vivace outfit alla Dinasty (quella doc dell’84), ci ha presentato il suo microkit. Una borsettina color seppia-depressa. Dentro, quelle sei o sette cosucce indispensabili per sopravvivere 72 ore, in caso di attacco improvviso.
Si suppone moderno, di quelli che sventrano una città in pochi minuti. O attimi. Ma il suo show – e il suo kit – apparvero bizzarramente giocosi e minimalisti. Due o tre snack, una scatoletta di tonno, una bottiglietta di acqua minerale, un bel mazzo di euro (chi ancora li avesse), il coltellino svizzero multitasking, telefonino e caricatore (da infilare nelle narici, si suppone, considerando il blackout), un pacco di fiammiferi lunghi come spaghetti, un accendino nano, le nostre medicine preferite, un mazzo di carte da gioco per ammazzare non certo il nemico – chi può odiarci, siamo benvestiti e pacifisti! – ma almeno la noia. Si è dimenticata la colla per le ciglia, ma è perdonabilissimo, vista l’emergenza.
Ok, ne abbiamo riso. Non avremmo dovuto. Video sbagliato, kit surreale, venditrice irritante, ma avvertimento da far tremar le vene e i polsi. Diceva: cari europei, figli nipoti e pronipoti del dopoguerra, voi che vi crogiolate nel tepore tropicale d’una Pax Perpetua, voi che la guerra è quella cosa sporca e funesta fatta da altri in terre lontane, che sangue e macerie li consumate solo freddi sui monitor agnostici delle vostre smart Tv, voi voyeuristi del terrore, turisti delle terre del pianto, assertivi giudici – da remoto – di torti e ragioni, sappiate che l’immunità è finita, il vaccino scaduto e che la Guerra è alle porte. Le vostre porte. Sì, avete capito bene. Le vostre, Europa cara.
Atlanta, 1862.
‘Io non resisto! Svengo a ogni cannonata… I nordisti in Georgia! Ma come avranno fatto a entrare???’ grida la pingue e deliziosa zia Pittypat a Rossella, in ‘Via col vento’, nel pieno infuriare della guerra di secessione.
Oggi Macron arriva a immaginare che il suo nordista – Putin – voglia avventarsi su Parigi. D’accordo, ha un diavolo per capello, probabilmente di notte si aggira insonne nelle eleganti sale dell’Eliseo (visto il tragico crollo delle sue quotazioni) ma è pur sempre il Presidente. Qualche plausibilità tocca accordarla anche ai suoi deliri. E alla luce di questi la battuta di zia Pittypat nella georgiana Atlanta del 1862 risulta all’improvviso attualissima.
‘Ma come avranno fatto a entrare??’ esprime con straordinaria schiettezza non solo lo sconcerto immenso d’una benestante sudista di allora di fronte al nordista che le calpesterà selvaggiamente le rose, la casa e l’esistenza tutta. Esprime anche – con la stessa accorata meraviglia – quello della sua omologa parigina di domani, ove i Russi le mitragliassero il caffelatte mattutino. O dell’omologa italiana. Nessuna delle due, MAI, in tutta la loro lunga, riparata esistenza – la Pax europea compie ottantanni, ricordiamocelo – ha immaginato di trovarsi faccia a faccia col mortifero fragore della guerra.
Le piaghe, il sangue, il fetore, la fame, le bombe, i tedeschi, i partigiani, i massacri le urla i pianti il terrore…tutte fantasmagorie lontane, attutite. Un ‘c’era una volta’. La favola nera dei genitori, dei nonni.
Orribile, insensata, devastante, folle, inutile, idiota, inaccettabile, scandalosa, mostruosa, bestiale, degradante. Ecco alcuni degli epiteti con cui è buona norma, da parte degli spiriti più consapevoli, riferirsi alla Guerra. E allo stesso modo ci si riferisce a lei nei nostri TG, nei programmi d’approfondimento, nelle prediche domenicali. Poderosi filosofi, scrittori ispiratissimi, scienziati di straordinario rilevo, fisici di cui nessuno contesta la genialità si sono prodigati per cercare una via d’uscita definitiva. Einstein ha scritto a Freud, Freud ha risposto a Einstein, hanno intrattenuto una simpatica corrispondenza sul come fare a espellere per sempre la verminosa guerra dalla scena del mondo. Nonostante il Genio che li abitava entrambi, le conclusioni del carteggio risultano impacciate, monche. Né l’uno né l’altro intravede soluzione di sorta al dannato problema, diciamocelo francamente.
In tempi meno recenti Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam si erano interrogati circa lo stesso tema. E così fece il grande Kant. In ogni epoca le menti migliori si sono affannate intorno al medesimo, lancinante problema. La soluzione non si trova mai, ma sul giudizio circa il calamitoso evento tutti concordano. La guerra fa schifo, andrebbe cancellata per sempre dalla faccia della terra. Buoni e Intelligenti concordano, quindi, all’unanimità.
Ma allora perché la facciamo?
Di perché in questi ultimi mesi ce ne ammanniscono a bizzeffe. Anche ben spiegati, accessibili insomma ai Fanciulli e al Popolo. Uno in particolare è validissimo. L’impero americano è alla frutta, o quantomeno teme che sia vicina. Zio Sam, che ora deve pensare a mettere ordine in casa sua, depone la corona d’Imperatore Globale (che s’era messo in testa da solo, come
Napoleone), abbraccia calorosamente Putin in Alaska (nonostante il gelo), però ieri ci ripensa e fa una giravolta a favore di Zelensky, nel frattempo si e’ scagliato contro l’Europa, un tempo nipote prediletta, ma ora percepita come furbacchiona e succhiasangue. Le ha intimato, d’ora in avanti, di reggersi sulle sue gambe ( il che non è certo un male). ‘Se hai nemici forti, combattili da sola! Non contare su di me. Fatti una vita, fatti un esercito, mandaci i tuoi, di soldati, a morire’.
Il discorso fila, la furia di Zio Sam possiamo anche capirla, ma lo CHOC è drammatico. Severo. La leva! Beh, certo non obbligatoria (per ora…). Certi suggerimenti, per ora solo sussurrati (anche da parte delle banche): tenete soldi contanti in casa, non si sa mai, un dispettuccio informatico, gli sportelli in tilt, che ci faccio col bancomat, me lo mangio? E quel proliferare di kit di sopravvivenza, ben più nutriti di quello della Lahbib, facilmente reperibili su Amazon…
Sì, le ragioni geopolitiche, quelle economiche, i riassetti mondiali, una volta spiegati li capiamo. Così come un malato di cancro comprende il tragico ripresentarsi – a volte anche dopo un silenzio di quindici, ventanni – dell’attacco tumorale. Soprattutto se il suo oncologo è in grado di esporglielo non solo con scienza, ma con empatia.
Quello che non potrà mai capire e nemmeno fino in fondo accettare è l’insondabile ‘perché’. Perché ‘a lui’. Ora che stava bene. Che si percepiva guarito. Vivo. Magari s’era anche messo a coltivare un piccolo orto. Vuoi in terra o vuoi in cielo.
Così con la guerra. Eterno ritorno di un inesplicabile Maligno. Per quelli che ci andranno. Che ci dovranno andare. Perché alla fine la propaganda, le suggestioni, una rassegnazione fatale al movimento dei più funzionerà, ancora una volta, da anestetico globale. E ‘i chiamati’, ancora una volta, andranno.




Gentile signora Wittig,
il suo articolo non dà risposte, ma fa pensare, e anche un po’ rabbrividire. Ma ne sono certo! Voleva farci pensare e nient’altro. Spesso però per pensare è necessaria una scossa per risvegliare il nostro spirito tranquillo, ozioso, sprofondato nel quotidiano benessere.
Un cordiale saluto e grazie