Al Centro Congressi Frentani di Roma ha preso il via l’iniziativa di lancio della campagna per il No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Nel corso della mattinata saranno centinaia le persone che partecipano all’evento, riempiendo progressivamente la sala. La presenza politica è compatta: tutte le opposizioni sono rappresentate (ad esclusione di Riccardo Magi, Matteo Renzi e Carlo Calenda, che ha già annunciato che voterà Sì alla riforma).
All’iniziativa partecipano rappresentanti dei partiti di opposizione, sindacati, associazioni e comitati civici riuniti nel Comitato “Società civile per il No”, che avvia ufficialmente la campagna referendaria e rilancia la raccolta delle firme digitali. Non sono presenti esponenti del governo né della maggioranza. Con il passare delle ore il Centro Congressi Frentani si riempie. Sul palco e in sala si alternano dirigenti politici, sindacali e personalità della società civile e del mondo culturale, tra cui lo scrittore Maurizio De Giovanni, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e il giornalista di Report Sigfrido Ranucci.
“Non è una riforma della giustizia”. Le parole di Elly Schlein e Giuseppe Conte
Dal palco apre gli interventi politici Elly Schlein: “Quella del governo non è una riforma della giustizia, perché non migliora in alcun modo l’efficienza del sistema”. La segretaria del Pd afferma che la riforma “non renderà più veloci i processi, non rafforzerà gli organici e non stabilizzerà i 12 mila precari della giustizia”. Aggiunge che non interviene “sul sovraffollamento delle carceri, arrivato al 138,5%, né sul numero record di suicidi tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria”.
Schlein respinge anche la tesi della separazione delle carriere: “Parliamo di 20-40 passaggi l’anno, non si può mettere mano alla Costituzione per questo”. Quindi richiama il principio dei pesi e contrappesi: “La democrazia non è un assegno in bianco per cinque anni” e “la separazione dei poteri è una garanzia per i cittadini, non un ostacolo all’azione di governo”.
Nel suo intervento cita anche il caso di Renee Nicole Good, uccisa a Minneapolis: “Serve un giudice indipendente e imparziale quando l’abuso della forza dello Stato arriva a uccidere”. E conclude: “Quando si invoca la legittima difesa è indispensabile che ci sia un giudice libero da pressioni politiche che possa accertare i fatti”.
A chiudere la mattinata, sempre dal palco, è Giuseppe Conte: “Questa riforma della giustizia si inserisce in un disegno preciso che mira a scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Il leader del M5s sostiene che la separazione delle carriere sia “superflua” e che l’obiettivo reale sia “restituire un primato assoluto alla politica”, riducendo i contro poteri. Conte cita il depotenziamento dei reati contro i politici, delle intercettazioni e della custodia cautelare come segnali di “un ritorno a una casta”.
Nel suo intervento allarga il quadro alla politica internazionale, facendo riferimento al Venezuela: “Con il blitz della Delta Force americana siamo arrivati al rovesciamento del diritto internazionale”. Conte critica la posizione del governo italiano, che ha definito quell’azione “difensiva e legittima”, sostenendo che così l’Italia si sarebbe isolata rispetto agli altri leader mondiali. “Siamo di fronte a un diritto internazionale che non esiste più, sostituito dalla legge del più forte”, afferma, aggiungendo che “finisce per coincidere con il senso morale del presidente della più grande potenza economica e militare del pianeta”.
“È un disegno politico”. L’intervento di Maurizio Landini
A margine dell’iniziativa, Maurizio Landini afferma: “Siamo qui oggi perché quello che sta facendo il governo con questo intervento non c’entra nulla con la riforma della giustizia”. Il segretario generale della Cgil sostiene che far funzionare meglio il sistema giudiziario significherebbe “assumere i 12.000 giovani precari che a luglio rischiano di essere a casa” e “fare quegli investimenti necessari per ridurre i tempi e garantire la certezza”. Aggiunge: “La divisione delle carriere non c’entra assolutamente nulla”.
Successivamente, dal palco, Landini torna sul tema e replica alle parole della presidente del Consiglio: “La maggioranza dei cittadini non sa cos’è la separazione delle carriere, ma conosce benissimo una giustizia che non funziona”. Quindi aggiunge: “Non siamo di fronte soltanto a un attacco all’indipendenza della magistratura, ma a un disegno politico esplicito di questo governo che mette in discussione la Costituzione e la democrazia così come la Costituzione le definisce”. E conclude: “Chi decide qual è la parte giusta della storia? Noi non siamo quelli che vogliono cambiarla, siamo quelli che si battono per applicarla”.
“Hanno paura del voto”. Le dichiarazioni di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni
A margine dell’iniziativa interviene Angelo Bonelli: “Meloni non rispetta le procedure costituzionali, hanno paura di perdere il referendum”. Bonelli contesta la scelta di fissare la data del voto senza attendere la conclusione della raccolta firme, già oltre le trecentomila sottoscrizioni: “Non c’è alcuna ragione per non aspettare, la verità è che hanno paura”. Accusa quindi la destra di voler “sottoporre la magistratura, che è un organo indipendente, al controllo del governo”.
Sempre a margine parla Nicola Fratoianni: “Giorgia Meloni ieri ha confessato le intenzioni della riforma con un lungo attacco alla magistratura, c’è poco da girarci intorno”. Il leader di Sinistra italiana parla di “un lungo lavoro di delegittimazione” e definisce la riforma “una controriforma che non migliora in nessun modo i problemi della giustizia italiana”, perché “non interviene sulla lentezza del processo, sulla carenza degli organici, sulla digitalizzazione del fascicolo giudiziario”. Aggiunge: “È evidente perché è importante che gli italiani e le italiane continuino a firmare e poi votino contro il referendum”.



