Cosa ci insegna il caso Ferragni? Guai ad avere successo, soprattutto in Italia…

giovedì, 15 Gennaio 2026
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Tutti (o quasi) l’avevano già condannata, prima ancora del processo. Appena s’era diffusa la notizia che Chiara Ferragni era stata accusata di truffa aggravata, s’erano sprecati i commenti sarcastici e, sotto sotto, compiaciuti. Perché la legge di media e social media è implacabile: se hai successo tutti ti osannano, ma, se inciampi e cadi, il pubblico si trasforma in branco di lupi pronti a sbranarti.  

Ora però per Ferragni l’incubo è finito. Il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere e l’influencer è stata prosciolta.

Vediamo prima di tutto di ricostruire quello che è successo. Secondo l’accusa, che aveva chiesto per Ferragni la condanna a un anno e otto mesi, l’influencer aveva promosso la vendita dei dolci del Pandoro Pink Christmas e delle uova di pasqua di Dolci Preziosi facendo intendere a chi li acquistava che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza. Il giudice ha però ricordato i risarcimenti da 3.4 milioni di euro, versati da Ferragni alle associazioni Adicu e Codacons e a un signora di settantasei anni. A seguito di ciò, Codacons aveva ritirato la sua querela, spalancando la strada alla sentenza di improcedibilità di oggi e dunque all’estinzione del reato. Tecnicamente, il presunto reato (la truffa semplice) della Ferragni è estinto, quindi il giudice non è entrato nel merito, mentre l’accusa di truffa aggravata è caduta perché c’è stata la remissione della querela.

Al dunque, passando dal dato giuridico a quello umano, si può dire che i collaboratori di Chiara si sono comportanti in modo superficiale e hanno commesso una leggerezza.  «Il problema – dice oggi Ferragni al “Corriere della Sera” – è stato non capire che anche una questione del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene, mentre io vedevo solo come una cosa positiva il dare un macchinario ad un ospedale. Sì, sono stata molto ingenua. Mi sono comunque presa tutte le responsabilità».

Diciamo che quello che è accaduto all’influencer può sempre capitare alle persone di successo. Quindi Chiara e i suoi collaborati avrebbero dovuto essere più accorti. Ma certo Ferragni non meritava la gogna mediatica cui è stata sottoposta per due anni almeno. Tra gli accusatori più accaniti la solita Selvaggia Lucarelli che alle disavventure di Chiara ha dedicato anche un libro-inchiesta dal titolo “Il vaso di pandoro”.

Il fatto è che, ai sentimenti di invidia tipici della società di massa e dello star system, si è aggiunto il fatto che l’Italia è un Paese di moralisti ipocriti, dove si passa facilmente dagli osanna agli anatemi. E Ferragni ne ha fatto amaramente le spese.

Comunque, da tutta questa vicenda, Chiara ha tratto un vantaggio: ha avuto l’opportunità di capire chi aveva vicino. Tra gli effetti dello scandalo c’è stato infatti anche quello della fine della sua storia d’amore con Fedez. È probabile che sarebbe finita egualmente, ma è probabile che la disavventura giudiziaria abbia accelerato il chiarimento tra l’influencer e suo marito. Tant’è che oggi Ferragni dice: «Mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo». Tutto è bene quel che finisce bene. Non solo nel pubblico, ma anche nel privato.

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