L’inchiesta sulla tragedia di Crans Montana entra in una fase più strutturata anche sul fronte italiano. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per i reati di incendio e omicidio colposo aggravato e si prepara a richiedere rogatorie all’autorità giudiziaria svizzera per acquisire tutti gli elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto. A confermarlo è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine dell’incontro con i familiari delle vittime.
“Abbiamo notizia, naturalmente nei limiti del rigoroso rispetto del segreto istruttorio e ovviamente dell’indipendenza della magistratura inquirente, che la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti per i reati di incendio e di omicidio colposo aggravato. Saranno chieste delle rogatorie dell’autorità giudiziaria svizzera, per conoscere il quando, il come, il perché, insomma tutte le circostanze che possono essere utili per la ricostruzione dell’evento”, ha spiegato Nordio.
Il ministro ha poi richiamato l’articolo 10 del codice penale, che consente l’attivazione dell’azione penale anche in relazione a fatti commessi all’estero. “L’articolo 10 del codice penale prevede anche la richiesta del ministro della Giustizia italiano per procedere eventualmente contro queste persone. Richiesta che noi siamo intenzionati a fare appena si creeranno i presupposti”, ha affermato, assicurando ai familiari “tutta la nostra vicinanza e collaborazione, anche nelle attività come il coinvolgimento degli organi sovranazionali”.
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha voluto chiarire come l’attenzione del governo non riguardi esclusivamente le vittime decedute. “Tengo a precisare che abbiamo ricevuto in questa occasione i familiari delle vittime decedute, che non significa mancanza di considerazione nei confronti dei feriti”, ha detto, sottolineando che per questi ultimi “vale esattamente lo stesso livello di attenzione”, che sarà manifestato “in tutte le sedi”.
A ribadire il senso della presenza dello Stato è stata anche l’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, che ha spiegato come l’obiettivo sia seguire l’indagine fin dalle fasi iniziali. “Come ho spiegato alla procuratrice cantonale, l’idea è di essere presenti e seguire la questione fin dalla parte iniziale delle indagini, avere accesso agli atti. Non abbiamo al momento da fare delle rimostranze o indicazioni sulle modalità con cui si è proceduto”, ha detto, parlando di un coordinamento pensato per “dare un significato alla presenza dello Stato, non solo formale ma anche sostanziale di aiuto alle famiglie”.
Sul fronte degli indennizzi, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha annunciato che il governo elvetico ha deciso di chiedere al Parlamento un ulteriore finanziamento a sostegno dei cantoni. “Il governo svizzero ha deciso ieri di richiedere al Parlamento l’autorizzazione a dare un ulteriore finanziamento ai cantoni in modo che possano far fronte a queste richieste di indennizzo e di risarcimento”, ha spiegato, precisando che il Canton Vallese ha già stanziato 10mila franchi per ogni vittima o ferito e che esistono ulteriori strumenti di aiuto, anche attraverso cantoni come il Ticino.
A nome dei familiari è intervenuto infine l’avvocato Alessandro Vaccaro, che ha espresso apprezzamento per l’azione del governo. “L’incontro di oggi è stato molto importante e credo che a nome di tutti i parenti delle povere vittime non possiamo fare altro che ringraziare il governo non solo per il sostegno dichiarato e provato ma anche per la vicinanza”, ha detto, chiarendo che la priorità resta “accertare i fatti” più che il tema dei risarcimenti.
Crans Montana, le parole di Nordio a margine della conferenza stampa
“È stato un incontro, dal punto di vista personale, estremamente emozionante perché la tragedia è tale che non ha precedenti sotto vari profili, per l’età delle vittime e soprattutto per le modalità con cui si è verificata”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio a margine della conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo il confronto con i familiari delle vittime di Crans Montana.
“Per quanto ci riguarda abbiamo cercato di parlare essenzialmente di problemi giuridici che riguardano sia la competenza sia la giurisdizione”, ha aggiunto, sottolineando che “la collaborazione tra autorità giudiziaria italiana e svizzera è buona”.
Nordio ha spiegato che le difficoltà principali sono “essenzialmente di ordine normativo”, legate alle differenze tra gli ordinamenti, in particolare sulla qualificazione giuridica dei reati. “Noi siamo molto specifici sulla differenziazione tra reato colposo, colpa con previsione e dolo eventuale. Se il reato fosse considerato a titolo di dolo eventuale cambierebbe moltissimo sotto tutti i profili”, ha detto, precisando però che ogni decisione spetta alla magistratura svizzera, “sovrana e indipendente”.
Il ministro ha poi illustrato le differenze tra i sistemi investigativi, ricordando che in Italia “possiamo eseguire un certo tipo di indagini anche senza avere gli indagati” e che esistono modelli procedurali diversi che consentono accertamenti come le autopsie, con regole che variano da Paese a Paese anche sulla presenza dei difensori.
Infine, un passaggio su prescrizione e misure cautelari. “I tempi di prescrizione da loro sono più ristretti e quindi bisogna agire con rapidità”, ha osservato. Quanto alla custodia cautelare, “se una persona non legge gli atti e non conosce gli atti, ogni giudizio sarebbe improprio. Soltanto il magistrato che agisce, in autonomia e indipendenza, può decidere se procedere o meno alla limitazione della libertà personale”.



