Riforma Giustizia, Nordio: “Csm ha esondato nella politica. Referendum? ANM teme confronto” | Video

lunedì, 19 Gennaio 2026
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“Negli anni c’è stata una esondazione da parte del Consiglio superiore della magistratura, che si è permesso di dare giudizi di merito politico che non sono di sua competenza”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo nel dibattito sulle riforme della giustizia, a margine del convegno “Giustizia giusta – Riformare e modernizzare l’Italia”, svoltosi alla Sala della Regina di Montecitorio.

Secondo Nordio, il Consiglio Superiore della Magistratura “si è molto modificato nella sua dinamica ed è arrivato addirittura ad avanzare delle modifiche a disegni di legge proposti dal governo che, da un punto di vista tecnico, possono anche essere plausibili”, ma che esulano dal ruolo attribuito al Consiglio dalla Costituzione. “Il Csm non è nato come organo politico e non ha le competenze né la legittimazione del Parlamento”, ha ribadito il Guardasigilli, chiarendo che il suo compito è limitato a nomine, promozioni e immissioni in ruolo.

Le eventuali criticità tecniche delle leggi, ha spiegato Nordio, devono essere affrontate sul piano giuridico, senza sconfinamenti istituzionali. “Questo nella Costituzione non solo non ci sta – ha osservato – ma è esattamente il contrario di quello che dicevano i nostri padri costituenti”. Quando il Csm esprime valutazioni di merito politico sull’attività legislativa, ha aggiunto, “si produce una confusione tra piani che non giova al corretto funzionamento delle istituzioni”.

Nel corso del suo intervento, il ministro ha affrontato anche il tema delle correnti della magistratura, precisando che “non hanno mai condizionato il contenuto delle decisioni giudiziarie”, ma che nel tempo si sono trasformate in strumenti di potere. “Tutto ciò che riguarda la vita professionale del magistrato – promozioni, incarichi, assegnazioni – dipende da questo gioco di forze”, ha affermato, citando in particolare il ruolo della sezione disciplinare come luogo di equilibrio tra le diverse componenti.

Il Guardasigilli ha quindi ribadito l’urgenza della riforma della giustizia, richiamando il modello ispiratore. “C’è l’urgenza di adeguare la giustizia, soprattutto quella penale, a un progetto maturato quarant’anni fa da un eroe della Resistenza come il professor Giuliano Vassalli, che ha introdotto il processo accusatorio sul modello anglosassone, presupponendo la separazione delle carriere”. Vassalli, ha ricordato Nordio, “non ebbe la possibilità di portare a termine quella riforma per la volatilità dei governi e dei Parlamenti della Prima Repubblica, incompatibile con un intervento così corposo”, ma quella impostazione resta “un’aspirazione scritta e ben motivata”.

Ampio spazio anche al tema delle intercettazioni. “Il trojan è uno strumento estremamente invasivo che deve essere l’eccezione dell’eccezione”, ha sottolineato il ministro. “La base del nostro ragionamento è l’articolo 15 della Costituzione, che dice che le conversazioni sono inviolabili, perché la segretezza delle conversazioni è il riflesso della libertà. Tanto è vero che il voto è segreto proprio perché deve essere reso libero: se tutti votassero in modo palese, come accadeva nell’Unione Sovietica, non saremmo più liberi”. L’uso di strumenti così invasivi, ha precisato, può essere ammesso solo in casi eccezionali come terrorismo, mafia o sicurezza dello Stato. “Proprio perché è l’eccezione dell’eccezione – ha avvertito – non possiamo estenderlo progressivamente a tutti i reati, altrimenti l’articolo 15 della Costituzione verrebbe vanificato”.

Sul rapporto con l’Associazione Nazionale Magistrati e sul referendum, Nordio ha espresso giudizi critici. “Credo che l’Anm ormai stia un po’ annaspando in questi giorni. Cercherà interlocutori un po’ a destra e a sinistra, va bene, ma mi rammarico che non lo faccia con me”, ha affermato.

Il ministro è poi tornato sul mancato confronto diretto con l’Anm. “L’Anm si è detta indisponibile a un one to one con me con la motivazione che non vuole avere confronti con alcuna parte politica. Questo immagino voglia dire che rifiutino qualsiasi altro confronto con interlocutori politici, altrimenti significherebbe che hanno paura di confrontarsi con me”, ha detto, tornando sul tema dopo l’annuncio che Fratelli d’Italia presenterà un’interrogazione sul pm di Genova Longo, presente a una manifestazione del Pd per il no al referendum.

Quanto agli scenari successivi al referendum, Nordio ha spiegato che, in caso di conferma della riforma costituzionale, “è evidente che il prossimo Csm dovrà essere composto secondo i criteri della nuova Costituzione”. Applicare regole superate dopo un pronunciamento popolare favorevole sarebbe, a suo giudizio, “né ragionevole né comprensibile”. “Altrimenti – ha concluso – faremmo un torto alla Costituzione e al popolo italiano”.

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