La scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti riapre una ferita nei rapporti tra Italia e Svizzera. Dopo la decisione delle autorità del Canton Vallese di rimettere in libertà il proprietario del locale teatro della strage di Capodanno a Crans Montana, costata la vita a 40 persone, il governo italiano ha reagito con durezza richiamando a Roma l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado.
Crans Montana scarcerazione Moretti, le parole indignate di Tajani
A darne conto è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani nel corso di un punto stampa alla Farnesina, parlando senza mezzi termini di “indignazione” e di una gestione giudiziaria che “fa acqua da tutte le parti”. Tajani ha spiegato che l’esecutivo italiano ha chiesto all’ambasciatore Cornado di prendere immediato contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, ma che l’incontro è stato rifiutato. Un episodio che, secondo il ministro, conferma le forti criticità dell’inchiesta.
“Ho parlato a lungo anche con il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis, al quale ho espresso la nostra indignazione contro la magistratura cantonale”, ha riferito Tajani, sottolineando come dal governo di Berna sia arrivata una solidarietà formale ma non sufficiente a dissipare le perplessità italiane. “La magistratura cantonale è responsabile di un’inchiesta partita in ritardo, che ha permesso ai due principali responsabili prima di tentare la fuga e poi di inquinare le prove”.
Nel mirino del titolare della Farnesina c’è soprattutto la decisione di scarcerare Moretti dietro pagamento di una cauzione da 200mila franchi. Una scelta che, secondo Tajani, rappresenta “una grave offesa alle famiglie delle vittime” e una ferita ulteriore per chi è sopravvissuto alla tragedia. “Scarcerarlo, nonostante la gravità dei fatti e il rischio concreto di fuga o di inquinamento delle prove, è inaccettabile. È come se fosse stato colto in flagranza: lui e la moglie sono i proprietari del locale, la responsabilità oggettiva è chiara”.
Da qui la decisione politica del richiamo dell’ambasciatore, interpretata dal ministro come un atto simbolico ma forte. “Il messaggio è diretto alla magistratura cantonale. Non possiamo tacere davanti a un’inchiesta che ha consentito agli indagati di accusare altri soggetti per responsabilità che sono le loro”. Tajani ha anche aperto alla possibilità che il procedimento venga tolto al Canton Vallese e affidato a un altro cantone, invocando un intervento delle autorità svizzere.
“Per 200mila franchi si è venduta la giustizia in quel cantone”, ha affondato il colpo il vicepremier, parlando di una vicenda che “suona come un’offesa a tutto il popolo italiano”. Tajani ha poi annunciato che il governo sta valutando con l’Avvocatura generale dello Stato la costituzione di parte civile nel procedimento e tutte le iniziative giuridiche possibili. “Vogliamo anche sapere chi ha pagato questa cauzione: sarebbe interessante chiarirlo, visti i pregressi del signor Moretti”.
Sul piano politico, Tajani ha spiegato che la scelta del richiamo dell’ambasciatore è stata condivisa direttamente con la presidente del Consiglio. “Io e Giorgia Meloni questa mattina eravamo veramente indignati, non solo come rappresentanti del governo ma anche come genitori. Quello che sta accadendo ha dell’incredibile”.
Le reazioni elvetiche
Dal fronte svizzero, il vicepresidente della Confederazione e ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha espresso vicinanza all’Italia con un messaggio pubblicato su X. “Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. È anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza e seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del Canton Vallese”, ha scritto, ribadendo la volontà dei due Paesi di sostenersi reciprocamente.
Diversa la posizione della procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, che ha respinto ogni accusa di condizionamento politico. “Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera, ma non cederò a eventuali pressioni delle autorità italiane”, ha dichiarato, precisando che la scarcerazione di Moretti non è stata una sua decisione diretta ma del Tribunale delle misure coercitive. Una presa di posizione che, tuttavia, non sembra destinata a placare la tensione diplomatica aperta dalla vicenda di Crans Montana, dalla scarcerazione di Moretti e dallo scontro frontale con Tajani.



