Premio Stampa d’Eccellenza – Giornalisti 2.0: alla Stampa Estera una cerimonia tra carriera, memoria e giornalismo al femminile

sabato, 24 Gennaio 2026
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Palazzo Grazioli ha accolto una sala gremita per la prima edizione del Premio Stampa d’Eccellenza – Giornalisti 2.0, un evento nato per valorizzare qualità, rigore e credibilità dell’informazione, premiando alcuni dei grandi protagonisti della stampa italiana e regalando momenti di intensa commozione nella sezione dedicata alla Memoria.

Nella cornice dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, a Roma, si è svolta la cerimonia del primo Premio Stampa d’Eccellenza – Giornalisti 2.0, riconoscimento istituito per promuovere un giornalismo capace di coniugare professionalità, autorevolezza delle fonti e innovazione dei linguaggi, senza mai perdere il rispetto per il pubblico e per il ruolo sociale dell’informazione.

La Sala della Stampa Estera si è presentata gremita oltre la capienza, con quasi duecento persone presenti. Un pubblico partecipe, attento, che ha seguito ogni momento della cerimonia con un coinvolgimento raro, alternando applausi sentiti a quei silenzi densi che si avvertono solo quando non si è lì per formalità, ma per autentica condivisione.

A condurre la mattinata sono stati Marco Scordo e Antonella Salvucci, che hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso della premiazione con una narrazione scandita da contributi video e consegna dei riconoscimenti, mantenendo un ritmo elegante e lasciando sempre spazio all’emozione.

Ad aprire ufficialmente l’evento è stato il presidente dell’Associazione Giornalisti 2.0, Maurizio Pizzuto. «In un tempo complesso, segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e culturali, il giornalismo resta un presidio fondamentale di democrazia», ha dichiarato, ricordando come il Premio nasca per ribadire l’importanza di etica professionale, competenza e coraggio nel raccontare i fatti con onestà e responsabilità.

La giuria del Premio, presieduta dallo storico autore e giornalista Rai Pino Nano, ha accompagnato questa prima edizione con un’impostazione che ha intrecciato autorevolezza e attenzione al valore umano dei percorsi professionali. Tra le presenze che hanno dato ulteriore spessore culturale alla cerimonia anche Giampiero Gamaleri, già consigliere d’amministrazione della Rai.

Poi, uno dopo l’altro, i nomi. E con i nomi, le testate, le redazioni, i percorsi che hanno costruito credibilità nel tempo. Nella sezione Premio alla Carriera sono stati celebrati Mario Giobbe, Bruno Tucci, Piero Vigorelli, Rino Barillari, Antonello Perillo, Vincenzo Borgomeo, Antonella Amendola, Giorgio Pacifici ed Ezio Luzzi. In sala si è avvertita chiaramente la sensazione che dietro ogni riconoscimento non ci fosse soltanto un curriculum, ma un frammento di storia dell’informazione italiana: dalla cronaca allo sport, dalla cultura dell’immagine alla divulgazione scientifica.

La sezione dedicata al Giornalismo al Femminile ha portato sul palco un’idea di eccellenza costruita giorno dopo giorno, spesso lontano dai riflettori, ma decisiva nel rapporto di fiducia con il pubblico. Sono state premiate Eleonora Daniele, Benedetta Rinaldi, Cristina Caruso, Josephine Alessio, Catia Acquesta, Daniela Molina, Annalisa Bucchieri, Sara Verta, Susanna Galeazzi e Adriana Pannitteri. In quel momento, l’applauso della sala ha avuto un significato immediato e condiviso: l’eccellenza non è una posa, ma una pratica quotidiana fatta di studio, metodo, disciplina e responsabilità.

Se la carriera porta con sé l’ammirazione e il giornalismo al femminile racconta l’energia del presente, è stata però la sezione Giornalismo alla Memoria a imprimere il segno più profondo dell’intera giornata. Momenti toccanti, nei quali i nomi pronunciati ad alta voce, tra occhi lucidi e silenzi carichi, hanno restituito al giornalismo la sua dimensione più autentica: responsabilità, esempio, eredità.

Per Angiolino Lonardi a ritirare il premio sono stati il figlio Davide con la moglie Donatella, la sorella Benny e i tanti giornalisti formatisi nella sua scuola, oggi professionisti Rai e di altre importanti testate. Una scena potente, quasi una redazione riunita attorno al proprio maestro, con la presenza simbolica di una generazione cresciuta con lui, da Marina Nalesso a Josephine Alessio, da Marina Catenacci a Monica Marangoni, fino a Simone Velasco e molti altri.

Particolarmente intenso anche il momento dedicato a Nicola Navazio, con il papà Antonino e la sorella Manuela, insieme ad amici e colleghi che ne hanno ricordato la figura professionale e umana. Un tributo semplice e vero, capace di raccontare quanto una presenza professionale possa diventare legame umano.

Profondissima poi la dedica a Simone Camilli, tragicamente scomparso a Gaza durante il suo lavoro di fotoreporter. A ritirare il premio la figlia, insieme al padre Pierluigi e ai familiari, in uno dei passaggi più duri da attraversare, perché la cronaca, quando la vivi fino in fondo, presenta sempre un conto.

Alfonso Liguori è stato ricordato dal figlio Carlo, riportando in sala quella visione schietta e diretta dello sport come racconto serio e mai addomesticato. E grande commozione anche per Mario Cappelli, cronista di golf e basket: a ritirare il premio la moglie Oretta, il figlio Alessandro, la nuora Kana e il nipote Giulio, in un abbraccio che ha reso evidente quanto il mestiere, quando è vissuto con passione e dignità, lasci un’eredità che va oltre la professione.

Per Mario Nanni, infine, il riconoscimento alla memoria è stato consegnato dal cardinale Angelo Becciu. La figlia Francesca Romana ha ritirato il premio ricordando il padre, storico notista politico e capo redattore Ansa, con parole capaci di tenere insieme orgoglio e nostalgia, come accade quando la memoria non è semplice celebrazione, ma parte dell’identità.

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