Crosetto rassicura: “Trump non può uscire dalla Nato. Iran? Non siamo preoccupati” | Video

giovedì, 29 Gennaio 2026
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Le tensioni internazionali, il ruolo degli Stati Uniti nella Nato, la guerra in Ucraina e le sfide dell’industria militare italiana. Sono questi alcuni dei temi affrontati dal ministro della Difesa Guido Crosetto intervenendo alla prima edizione del Forum Difesa alla Fondazione Roma. Rispondendo a Lo Speciale ha anche

Crosetto ha parlato anche del possibile attacco all’Iran, della dipendenza strategica dall’ombrello americano, delle difficoltà strutturali del comparto industriale della difesa e del peso crescente delle risorse energetiche nei nuovi equilibri globali.

Crosetto rassicura sulla situazione in Iran

“Sapevamo benissimo che ci sono molti mezzi americani verso l’Iran, per adesso non siamo ancora preoccupati”. Così Crosetto ha risposto, a margine del convegno, a una domanda su un possibile e imminente attacco militare contro Teheran.

Sul dibattito relativo a un ipotetico esercito europeo, Crosetto ha chiarito che le parole del presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, sono state “fraintese”: “Nessuno domani pensa di avere un esercito europeo come quello degli Stati Uniti. Ma le nostre forze armate con gli schemi della Nato lavorano come un unico esercito”, ha spiegato il ministro. “Cavo Dragone dice semplicemente che senza gli americani non esiste né Difesa né deterrenza: la deterrenza della Nato dipende principalmente dagli investimenti che gli Stati Uniti hanno fatto e continuano a fare, di una rilevanza tecnologica tale da portare a numeri insormontabili”.

Secondo Crosetto, non esiste neppure un reale rischio di uscita degli Usa dall’Alleanza: “Non penso che ci sia una maggioranza per uscire dalla Nato all’interno del Congresso americano. Certo, gli Usa pretenderanno sempre di più che ognuno faccia la propria parte”.

Uno dei passaggi più articolati dell’intervento di Crosetto ha riguardato lo stato dell’industria militare nazionale: “L’industria della difesa italiana è una delle migliori dal punto di vista tecnologico al mondo, ma ha i difetti di tutte le altre: è cara ed è lenta”, ha detto.

Secondo il ministro, il problema nasce da una mentalità legata al passato: “Era abituata a lavorare per forze armate che potevano programmare a lunghissimo termine. Oggi invece servono pezzi in tempo, che costino meno e siano tecnologicamente sempre più avanzati”.

Crosetto ha citato i principali gruppi industriali come esempi di cambiamento: “Leonardo e Fincantieri stanno accelerando. Folgiero ha già aumentato del 40% la capacità produttiva e può raddoppiarla in un anno, lo stesso stanno facendo Mbda e Leonardo”. Ma ha anche sottolineato la necessità di un salto culturale: “Prima vedevano i soldi e poi davano il cammello, oggi invece bisogna prima fare il cammello e poi cercare di venderlo. È difficile, ma gli eventi ci porteranno a farlo”.

Il punto sull’Ucraina

Sulla guerra in Ucraina, Crosetto ha offerto una lettura drammatica e disincantata. “Putin non ha problemi di tempo né di armi. Appena ha invaso l’Ucraina ha fatto un cambio costituzionale e ha fatto diventare Russia quei territori, il suo punto di arrivo è la conquista di quei territori”.

Secondo il ministro, il nodo non è la volontà politica di Zelensky, ma la realtà sul campo: “Il problema non è se Zelensky vuole o non vuole dare quei territori, è che non può. Anche se decidesse di cederli, le persone non se ne andrebbero. In Donbass ci sono 250mila soldati disposti a morire per difenderlo, ma anche 250mila civili che non lo lasceranno”.

Crosetto ha ricordato il peso umano del conflitto: “Parliamo di un popolo che ha perso quasi un milione di persone e che ha deciso di far morire i padri per salvare i figli, per non togliere il futuro alla propria nazione”.

Infine, il ministro ha collegato direttamente sicurezza, tecnologia ed energia. “Intelligenza artificiale, database e tecnologie hanno un prerequisito: l’energia”, ha spiegato. Ed è per questo, secondo Crosetto, che gli Stati Uniti si muovono strategicamente in aree chiave del pianeta: “Si sono mossi in Colombia, si muovono in Libia, si stanno muovendo ovunque ci siano possibilità di trovare petrolio, materie rare, terre rare. Quella è la base di qualunque futuro tecnologico”, ha concluso.

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