Emergenza in Sicilia, Musumeci: “Soldi ci sono e non sono quelli del Ponte. Chiederò indagine” | Video

giovedì, 29 Gennaio 2026
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La frana di Niscemi è al centro dell’attenzione politica e istituzionale, anche dopo la visita di ieri della premier Giorgia Meloni sui luoghi colpiti dall’emergenza maltempo in Sicilia e poi in generale nel Sud. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, intervenendo al convegno “Forum Difesa” alla Fondazione Roma e in successive occasioni pubbliche, ha ribadito che i fondi per Niscemi esistono e non hanno nulla a che fare con quelli destinati al Ponte sullo Stretto, chiarendo allo stesso tempo i limiti degli stanziamenti finora disponibili e la necessità di progetti concreti per poter avviare la fase della ricostruzione.

Musumeci ha anche annunciato la volontà di avviare un’indagine amministrativa su quanto accaduto dopo la frana del 1997, per fare luce su eventuali omissioni e sottovalutazioni che, secondo il ministro, avrebbero contribuito a portare la situazione attuale a un “punto di non ritorno”. Accanto al fronte infrastrutturale, il governo sta inoltre lavorando a misure immediate di sostegno economico per famiglie e imprese colpite.

Emergenza Sicilia, Musumeci blinda il Ponte sullo Stretto

“I soldi per Niscemi ci sono, e non sono quelli del Ponte sullo Stretto”. Così Musumeci ha voluto sgomberare il campo da ogni equivoco parlando al convegno Forum Difesa. Per il ministro il tema infrastrutturale è strategico non solo per il Mezzogiorno, ma per l’intero posizionamento dell’Italia nel Mediterraneo.

“Il Mediterraneo è luogo di confronto e di competizione con altri Paesi e l’Europa, per essere appetibile nella sua punta più avanzata, deve essere attrezzata dal punto di vista infrastrutturale”, ha spiegato, aggiungendo con amarezza: “Da siciliano mi vergogno quando vedo i Tir aspettare tre ore l’imbarco per percorrere 3,2 chilometri”.

 

Sul fronte delle risorse, Musumeci ha chiarito che i fondi già stanziati rappresentano soltanto un primo livello di intervento. “La richiesta delle Regioni meridionali colpite dal ciclone è di un miliardo e 241 milioni: 741 dalla Sicilia, 300 dalla Calabria e 200 dalla Sardegna”, ha detto intervenendo al convegno.

“Abbiamo dato 33 milioni di euro per le regioni colpite dal maltempo e sono le somme per i primi interventi, per compensare i sindaci delle ordinanze che hanno firmato per rimuovere i detriti o ripristinare i servizi essenziali. È chiaro che non sono le risorse per ricostruire”, ha ribadito anche dal Forum in Masseria. “Preparate i progetti per affidare gli incarichi. Quando il progetto è cantierabile, noi finanziamo le altre risorse. Ci vorranno 300 milioni o un miliardo? Non lo sappiamo”.

Secondo il ministro, uno dei problemi strutturali del sistema italiano resta la debolezza nella programmazione: “Noi siamo tradizionalmente carenti in cultura della pianificazione e della progettazione. Agli enti locali abbiamo chiesto: diteci che cosa c’è da fare e noi vi finanzieremo”.

Sul futuro della frana di Niscemi, Musumeci è stato netto: la politica non può dare risposte definitive. “Oggi la domanda è: la frana si fermerà? Nel momento in cui parlo è ancora in atto, lentamente ma inesorabilmente”. Parole pronunciate dal palco del convegno romano.

“È una domanda cui non può rispondere la politica, ma a cui devono rispondere i tecnici”, ha aggiunto. “Ho chiesto a 5 geologi di dirmi in 15 giorni se dal loro punto di vista può continuare, perché se la linea tra 10 o 20 anni si amplierà, abbiamo il dovere di dirlo agli abitanti”.

Indagine amministrativa per chiarire responsabilità

Ripercorrendo le origini del problema, Musumeci ha ricordato che l’ultimo allarme significativo risale al 1997. “Nel ‘97 si disse che avrebbero dovuto pianificare alcuni interventi. Non si fece nulla. Cos’è accaduto dal ‘97 in poi? Difficile da dire”, ha spiegato al convegno Forum Difesa.

Per questo il ministro ha annunciato l’istituzione di una commissione e la proposta di un’indagine amministrativa: “Si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata. Tutto questo va valutato con un’indagine amministrativa. È importante fare la cronistoria di quello che è accaduto negli ultimi 30 anni e perché siamo arrivati a un punto di non ritorno”. Secondo Musumeci, è necessario capire se ci siano state “omissioni e superficialità” e perché, dopo il 1997, non si sia intervenuti in modo strutturale.

Il ministro ha anche respinto le polemiche legate al suo passato da presidente della Regione Siciliana. “Nel 2022 il Pai ha riconfermato l’alta pericolosità della zona di Niscemi, ma era un fatto che si sapeva da oltre 50 anni”.

Musumeci ha ricordato di aver realizzato in tre mesi l’Autorità di bacino regionale e completato il Piano per l’assetto idrogeologico: “Abbiamo offerto a tutti i sindaci, primi responsabili della politica urbanistica, di conoscere con dovizia di particolari scientifici le patologie del loro territorio”.

Quanto a Niscemi, “mi fu chiesto di intervenire solo per restaurare la sede del Commissariato e per la strada provinciale. Nel 2018 ci fu un bando per la messa in sicurezza del territorio, ma non ci fu richiesta da Niscemi. Io sono arrivato 20 anni dopo la frana. Se nessuno dei sindaci è intervenuto vuol dire che si era convinti che quella frana non avrebbe avuto conseguenze”.

Accanto agli interventi strutturali, il governo sta lavorando anche sulle misure di sostegno immediato per cittadini e imprese. “Come per tutte le calamità, naturalmente c’è una sospensione, non un esonero, una sospensione del pagamento delle rate di mutuo, di ogni altra obbligazione”, ha spiegato Musumeci.

Il ministro ha aggiunto che è in corso un confronto con la ministra del Lavoro Marina Calderone: “Stiamo lavorando anche per individuare quali e quanti ammortizzatori servono per quelle aziende, per sollevare quelle aziende che dovrebbero pagare i contributi per i dipendenti e che in questo contesto non potrebbero farlo perché inattive e non operative”.

“Alcune misure sono già alla firma del Dipartimento di Protezione Civile, quindi parliamo di ore, altre hanno bisogno di un provvedimento di legge ed è uno dei temi che affronteremo oggi pomeriggio al Consiglio dei Ministri”, ha concluso Musumeci.

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