Alla vigilia dell’inizio della perizia che valuterà le “competenze genitoriali” di Nathan e Catherine Trevallion, divenuti noti come la “famiglia nel bosco” per lo stile di vita frugale adottato, i coniugi hanno sporto denuncia verso l’assistente sociale Veruska D’Angelo in quanto “ostile”.
Nel dettaglio, é stato presentato un esposto all’ordine professionale degli assistenti sociali all’ente regionale da cui dipende l’ufficio del comune di Palmoli da parte degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.
La motivazione, come si legge nel documento, risiederebbe nel fatto che l’assistente sociale non avrebbe svolto il suo incarico “con l’imparzialità richiesta dal ruolo”.
Inoltre, secondo gli avvocati, D’Angelo “avrebbe interpretato le proprie mansioni con negligenza” al punto che, nel corso di queste settimane, avrebbe incontrato i Trevallion e i loro figli appena cinque volte, numero ritenuto insufficiente per svolgere con terzietà il proprio lavoro, come sottolineato dai difensori.
Ma non finisce qui. Secondo la difesa a suo carico vi sarebbe anche una marcata sovraesposizione mediatica: l’esperta avrebbe infatti rilasciato numerose interviste, soprattutto nella fase iniziale del caso.
A questo punto spetterà alla tutor decidere se proseguire nell’incarico o fare un passo indietro, ferma restando la possibilità che sia il Tribunale a valutare un’eventuale revoca.
Sulle mancanze dal punto di vista professionale é intervenuto anche il consulente della famiglia e psichiatra Tonino Cantelmi: “Ho appena visionato il documento dell’autorità garante per l’infanzia circa il prelevamento dei minori. Mi pare che la gestione da parte dei servizi della vicenda della famiglia nel bosco presenti contraddizioni. Dovremmo fare una riflessione su come tutto è stato gestito dai servizi. Oltretutto assistiamo a un incredibile prolungamento del tempo del dolore di tutti a causa dei problemi tecnici della perizia”.
Nella gestione della vicenda della famiglia nel bosco si é posta contro anche una suora-avvocata, Anna Egidia Catenaro. Si tratta della presidente di Avvocatura in Missione, ovvero un’associazione che “ha tra i membri attivi avvocati e magistrati cattolici” come da lei stessa spiegato. In una lettera indirizzata alla garante per l’infanzia Marina Terragni ha contestato il Tribunale dell’Aquila proprio per il provvedimento di allontanamento dei tre figli oltre a domandare la revoca immediata della tutrice in quanto avrebbe espresso pubblicamente dei giudizi sui bambini “anziché astenersi” e ha criticato l’operato delle assistenti sociali che non avrebbero aiutato la famiglia.



