Attentato all’Alta velocità, Nordio ha visto giusto sul rischio terrorismo in Italia

sabato, 7 Febbraio 2026
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Gli esponenti dell’opposizione dovrebbero chiedere scusa al ministro Nordio. È bastato solo che il Guardasigilli accennasse alla necessità di impedire che si ripeta la brutta storia del terrorismo brigatista in Italia per diventare il bersaglio di un attacco concentrico da parte delle sinistre, che lo hanno accusato di soffiare sul fuoco dopo gli incidenti di Torino e dopo l’inasprimento delle misure del decreto sicurezza.

Be’, sono passati pochissimi giorni, e i fatti hanno dato clamorosamente ragione al ministro della Giustizia. Dietro i ritardi allo snodo ferroviario di Bologna c’è il sabotaggio di qualcuno che ha voluto colpire la circolazione ferroviaria in Nord Italia nel giorno inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Non è stata una bravata di qualche testa calda, ma un disegno terroristico ben congegnato. I sospetti degli inquirenti si concentrano sull’area anarchico-antagonista che, come è noto, ce l’ha in modo particolare con l’Alta velocità.

Il timore è che questo inquietante fenomeno possa crescere, facendoci ripiombare in un clima che non vorremmo proprio rivivere. Del resto, come ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la polizia, a Torino, è riuscita a evitare il peggio, nel senso che i piani dei “rivoluzionari” per la città erano assai più incendiari delle violenze e dei danneggiamenti, pur gravissimi, che sono avvenuti.

Al dunque, è necessario non sottovalutare i segnali inquietanti che arrivano in questi giorni ed è proprio questo il concetto espresso da Nordio a margine del Cdm che ha varato il pacchetto sicurezza:  «Vorrei ricordare -ha detto il ministro-  che 50 anni fa, quando sono entrato in magistratura  una delle mie prime inchieste è stata sulla colonna veneta delle Brigate Rosse, fenomeno che era nato proprio per un’insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa, soprattutto verso le forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni “compagni che sbagliano”, finché Rossana Rossanda ha detto che c’era “l’album di famiglia” in quelle Brigate Rosse». Nordio dice in sostanza che le misure del governo in tema di ordine pubblico sono pensate, tra le altre cose, anche per impedire che certe brutte esperienze si ripetano.

Parole di buon senso, parole che tutti gli amanti della pace interna dovrebbero condividere e che invece hanno scatenato reazioni isteriche a sinistra. Francesco Boccia, capogruppo Pd in Senato, ha definito «grave e irresponsabile» quanto detto da Nordio: «Evocare le Brigate Rosse non è solo una forzatura storica: è un errore politico profondo». Sulla stessa linea quanto affermato, da parte sua, dal co-leader di Avs, Angelo Bonelli: «È da irresponsabili evocare il ritorno delle Brigate rosse. Il governo lavora per alzare la tensione sociale nel Paese».

Irresponsabile e arbitrario evocare l’esperienza delle Brigate Rosse che è di qualche decennio fa? E che dire allora di quanti paventano il rischio fascismo (che è di un secolo fa) a ogni saluto romano di qualche ragazzotto? La verità è che molti a sinistra, anche se all’epoca non erano nati o erano bambini, provano un fastidio insopportabile quando qualcuno ricorda loro la rovinosa sottovalutazione da parte della sinistra istituzionale dei segnali minacciosi che arrivavano nei primi anni Settanta dalla sinistra extraparlamentare.

Vale la pena ricordare, tra i tantissimi, un episodio di tanti anni fa, un fatto, se vogliamo, minimo, ma assai significativo.  «La violenza dello Stato va anticipata», si legge nel documento preparatorio della conferenza nazionale di Potere Operaio che si svolge a Roma nel settembre del 1971. È un momento di svolta per l’organizzazione extraparlamentare di sinistra, che di lì a breve assumerà due modalità di azione: una alla luce del sole e un’altra, clandestina, dedita alla lotta rivoluzionaria. La costituzione del «partito armato è immediatamente all’ordine del giorno», si legge ancora in quel documento. Nessuno all’epoca, né tra i dirigenti del Pci né tra i fazionari del ministero dell’Interno guidato  da Franco Restivo, andò da Oreste Scalzone, Franco Piperno e Toni Negri (i capi dell’organizzazione estremista) a chiedere loro conto di quanto avevano scritto.  È il caso di ricordare che, una decina di anni  dopo, emerse che molti brigatisti avevano militato proprio in Potere Operaio.

La storia – è vero- non si ripete mai uguale a sé stessa. Però l’esperienza storica dovrebbe pur sempre insegnare che non è mai salutare ripetere gli errori del passato. I rischi del nuovo terrorismo vengono peraltro in un momento di grande tensione internazionale. E c’è sempre, in certi momenti, chi è interessato a destabilizzare il nostro Paese, come peraltro avvenne all’epoca degli anni di piombo e dello stragismo.

«È un attentato di chi vuole il male dell’Italia», ha detto il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a commento del sabotaggio di stanotte all’Alta velocità. Speriamo che l’opposizione eviti stavolta di deridere anche lui.  

 

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