Boccia rinviata a giudizio: la “commedia all’italiana” finisce in tribunale

lunedì, 9 Febbraio 2026
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Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio dal gup di Roma per stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. È roba pesante. Se Maria Rosaria dovesse venire condannata, non se la caverebbe con poco.

Un po’, lo confessiamo, ci dispiace. E sì perché, in fondo, questa biondona giunonica e vulcanica (non per niente viene da Pompei), questa giovane donna che fece irruzione nel sistema mediatico a fine estate 2024, ci rimase all’epoca subito simpatica, anche se, a leggere quello che avrebbe combinato al povero Sangiuliano, ad apprendere come avrebbe assediato e stressato l’incauto ministro, ci fece lì per lì un po’ rabbia. Non si tratta così un rappresentante del governo. Non gli si procura quel brutto graffio sull’ampia pelata da masculo mediterraneo. Non si mette in pericolo la sua vita coniugale.

Però, ripensandoci su, dopo un po’, abbiamo cambiato sentimento sulla pirotecnica Boccia. Innanzi tutto perché ha portato un po’ di brio e di colore tra i palazzi istituzionali, spingendoci, per qualche tempo, a soffermarci di più sulle pagine, normalmente plumbee e noiose, dedicate alle cronache politiche. E poi perché Maria Rosaria ci ha ricordato che siamo pur sempre, pur tra tanti guai, la patria di Totò, Peppino De Filippo, Nino Taranto e di tutti gli indimenticabili protagonisti della commedia brillante italiana.

La situazione è tragica ma non seria, disse il grande Ennio Flaiano, uno dei più acuti osservatori dello spirito italiano. Se avvengono ancora storie come quella di Genny e Maria Rosaria, vuol dire che siamo sempre gli stessi, a dispetto della globalizzazione, della modernizzazione , della secolarizzazione e delle pasoliniane lucciole che sono sparite da un bel pezzo.

Personaggio incredibile, questa maestosa bionda di Pompei. Incredibile perché la sua vicenda, più che grottesca, è iperbolica. Neanche con l’intelligenza artificiale si potrebbe inventare qualcuno che (a detta delle cronache) gira per Montecitorio con occhiali provvisti di telecamera per filmare quello che succede. Per filmare che, poi? Figlia della provincia profonda italiana, l’imprenditrice pompeiana non sapeva probabilmente che le decisioni importanti non si prendono più nel Palazzi, ma in luoghi sempre più esclusivi e lontani. E tutto questo putiferio perché? Per ricevere la nomina di consulente del ministro e  diventare “zarina” della Cultura. Ma ne valeva davvero la pena?

Chi non ha molta voglia di ridere sono però i pm che contestano alla Boccia «condotte reiterate, ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale» nei confronti dell’ex ministro. Nell’atto di chiusura delle indagini si trova scritto che l’aspirante consulente «chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del Ministro, al fine di giustificare alla presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali, contestualmente ponendo in essere azioni volte a screditare i suoi collaboratori più vicini, con progressivo isolamento, e avanzando continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff».

Vedremo alla fine quello che verrà accertato dal giudice. A questo punto però la farsa è finita ed è cominciato il dramma. Speriamo solo che Maria Rosaria capisca che la vita istituzionale non è un film, né tantomeno un film comico. Anche se, spesso, a sentir parlare i politici, viene da ridere.

 

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