Bimbo col cuore “bruciato”, è grave: emorragia cerebrale

lunedì, 16 Febbraio 2026
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Sarebbe “gravissimo” il quadro clinico del bambino di due anni e tre mesi ricoverato da 55 giorni in terapia intensiva presso l’Ospedale Monaldi di Napoli già trapiantato da poco con un cuore bruciato.

Il piccolo non sarebbe più trapiantabile a causa di “un’emorragia cerebrale e un’infezione” che renderebbero le condizioni sistemiche incompatibili con un intervento simultaneo, secondo quanto riferito dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Attualmente il piccolo si trova in coma farmacologico ed è collegato a un macchinario ECMO che ne sostiene le funzioni vitali.

Il parere è stato riferito da Francesco Petruzzi, legale della madre del bambino. Secondo quanto comunicato, “alla luce degli elementi clinici disponibili non si ravvisano indicazioni a procedere” a un ritrapianto cardiaco.
La famiglia ha però richiesto formalmente tutta la documentazione medica, anche alla luce delle ultime Tac – una polmonare e una cranica – per poter chiedere ulteriori pareri medici. Tra i consulti ipotizzati, quello con specialisti dell’Ospedale Niguarda di Milano e diversi centri europei di nota esperienza.
Circa le condizioni del bambino, l’azienda ospedaliera dei Colli ha fornito ieri il primo bollettino ufficiale: “Le condizioni cliniche del piccolo paziente si presentano stabili, in un quadro di grave criticità. Il piccolo è ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Allo stato il paziente permane in lista trapianto fino a nuova valutazione”. Nella giornata odierna è prevista una nuova riunione dell’Heart Team del Monaldi per rivalutare la situazione clinica.
Nel frattempo, proseguono le indagini. Il trasporto del cuore espiantato da Bolzano sino a Napoli, per poi essere impiantato al bimbo, sarebbe avvenuto all’interno di un contenitore frigo in plastica. Ma a compromettere il cuore sarebbe stato l’impiego del ghiaccio secco – capace di raggiungere temperature fino a -80 gradi – al posto di quello tradizionale. Questo utilizzo avrebbe fatto scendere le temperature ben sotto i -4 gradi previsti per questa tipologia di trasporti e bruciato una parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendolo quindi inutilizzabile. Sarebbe questa l’ipotesi centrale alla base dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli. A indagare sono i carabinieri del Nas di Napoli, affiancati dai colleghi di Trento, sotto il coordinamento del procuratore Nicola Gratteri, dell’aggiunto Antonio Ricci  e del sostituto Giuseppe Tittaferrante.
Il box-frigo utilizzato per il trasporto è stato sequestrato nei giorni scorsi dai Nas.
Ad occuparsi degli aspetti connessi al ghiaccio secco, anche i carabinieri del Nas di Trento, competenti sull’Ospedale San Maurizio di Bolzano. In quell’occasione, oltre all’équipe partenopea, erano presenti medici provenienti da altre città per il prelievo di diversi organi dal piccolo donatore. Tra le ipotesi al vaglio, la possibilità che nel corso dell’espianto multiorgano, il ghiaccio tradizionale possa essere terminato e sostituito accidentalmente con ghiaccio secco. Gli investigatori stanno verificando anche i controlli effettuati in quella fase delicata.

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