L’ex principe Andrea è stato arrestato dalla polizia britannica con l’accusa di aver condiviso informazioni riservate con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein nella sua ex veste di emissario commerciale del governo di Londra.
Il fermo è avvenuto oggi, 19 febbraio, nel giorno del 66esimo compleanno di Andrew Mountbatten-Windsor.
Ma cosa c’è dietro il Caso Epstein?
In Italia abbiamo sempre liquidato certe storie come gossip. Feste esclusive. Ville blindate. Relazioni “private” tra aspiranti starlette e uomini di potere.
Se i dati e le informazioni sono tutto, allora le informazioni sensibili sono potere allo stato puro. E la prossimità personale – quando viene archiviata, registrata, catalogata – non è più un fatto privato. È leva. È pressione. È controllo.
Perfino nel nostro Paese, vicende come quelle legate a Lele Mora, coinvolto in inchieste per aver favorito circuiti di relazioni tra giovani aspiranti e ambienti di potere, hanno mostrato un meccanismo elementare: l’accesso personale crea vulnerabilità. Non serve un servizio segreto per trasformare un legame in influenza. Basta un archivio. Basta sapere chi era dove, con chi, e perché.
Silvio Berlusconi era ricattabile, per il numero di persone coinvolte nei festini al mare e nelle famigerate cene eleganti di Arcore? Felipe Aznar, sbarcando con poco preavviso davanti alla villa dell’ex premier in Sardegna, si trovò davvero davanti a una sfilata di affascinanti modelle seminude? Il direttore della comunicazione di Mps, misteriosamente trovato morto, era stato davvero – come sostenuto da più parti – testimone di feste scambiste in stile Eyes Wide Shut, tra Siena e Arezzo?
Inutile negarlo: il sesso vende. E compra. Anche nella storia dello spionaggio. Perché permette di tenere le persone strette… per le parti intime.
Il caso di Jeffrey Epstein ha mostrato con brutalità quanto questa dinamica possa essere efficace anche fuori dall’intelligence ufficiale. Perché non è stato provato un suo legame organico con servizi segreti. Ma Epstein ha compreso presto il valore strategico del materiale compromettente. Ha costruito una rete di relazioni con politici, imprenditori, finanzieri, persino membri di case reali. Le sue proprietà — dalla townhouse di Manhattan all’isola privata nei Caraibi — sono diventate spazi protetti dove potere e intimità si sono intrecciati, dando vita alla più ricca library di segreti a cui un singolo uomo abbia avuto accesso.
Tutto concentrato nei party a luci rosse a Little Saint James, nelle Isole Vergini Americane, ribattezzata “Epstein Island”. L’arresto nel luglio 2019, con l’accusa di traffico sessuale di minori, e la successiva morte in carcere nell’agosto dello stesso anno hanno aperto uno squarcio globale. Tra il 2023 e il 2024 sono emersi gli “Epstein files”: documenti giudiziari desecretati nell’ambito delle cause civili legate a Ghislaine Maxwell, condannata nel 2021. Verbali, rubriche telefoniche, email, elenchi di contatti. Non hanno attribuito automaticamente responsabilità penali a tutti i nomi citati. Ma hanno mostrato l’ampiezza di una rete fondata sull’accesso e sulla vulnerabilità.
Il potere non era solo nei comportamenti contestati. Era nell’archivio. Nel sapere chi fosse stato dove, con chi, e quando. Ma chi dice che quell’isola privata nei Caraibi abbia rappresentato un unicum?
Non sono mancate le rivelazioni, a dire il vero, su resort esclusivi e lidi protetti – tenute nelle Baleari, ville nel Mediterraneo orientale — dove potere economico e relazioni personali si sono incontrati lontano dagli sguardi pubblici. Skorpios, in Grecia, ex proprietà della famiglia Onassis, oggi appartenente al miliardario russo Dmitry Rybolovlev, è simbolo di esclusività assoluta. Discrezione garantita. Come a Tenerife, dove ci sono resort esclusivi dedicati al sesso. E come le isolette del Rosario davanti a Cartagena, in Colombia: con cinquemila euro si può vivere un week end che sfida ogni fantasia, ogni pudore. I manager che ci vanno devono far attenzione alle foto, ai video, alle transizioni con carta di credito: ogni passaggio può finire in un dossier, ogni gesto può essere ricattabile.
Il meccanismo non è nuovo. Durante la Guerra fredda, l’Unione Sovietica trasformò la seduzione in procedura operativa. Escort, modelli e modelle, minorenni per giochi proibiti. Le “rondini” seducevano diplomatici occidentali; i “corvi” avvicinavano funzionarie con accesso a documenti sensibili. Relazioni coltivate per anni, non i pochi minuti di un video compromettente. Sotto la guida di Markus Wolf, i servizi della Germania Est infiltrarono ministeri della Germania Ovest attraverso preparatissime spie in veste di amanti addestrate a creare legami sentimentali duraturi. L’intimità divenne accesso strutturale ai dossier pronti da far emergere al momento opportuno. O a restare segreti, in cambio della complicità necessaria. Ma anche nel campo occidentale le honey trap sono state utilizzate con dovizia. Come quando, nel 1986, Mordechai Vanunu, ingegnere israeliano, inizia a tradire il suo Paese parlando degli esperimenti nucleari dello Stato ebraico: una bellissima bionda — un’agente sotto falsa identità — intraprende una relazione epistolare con lui e lo invita a Roma per un romantico week-end. Lui ci crede, lascia cadere le difese. Il Mossad si occuperà di lui, riportandolo in Israele.
Dall’Italia delle feste private ai Caraibi di Epstein, dalle isole greche alle operazioni della Guerra fredda, il copione cambia nei mezzi ma non nella sostanza. Il potere è nelle mani di chi detiene le informazioni. Tutto sta al decidere se, come e quando usarle.



