Giovane di destra ucciso in Francia, l’antifascismo criminale che arriva dai piani alti della sinistra

giovedì, 19 Febbraio 2026
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Ci sono molti mandanti (im)morali nell’omicidio di Quentin Deranque, il 23enne di destra morto a Lione a seguito del pestaggio subito da un gruppo di antifà.

C’è innanzi tutto il deputato Raphaël Arnault del partito di Jean-Luc Mélenchon: tre suoi collaboratori sono implicati nell’aggressione mortale. Ma ci sono soprattutto, salendo per la scala, i massimi esponenti di quell’antifascismo radicale che è rinato in Francia (ma anche in Italia) come reazione rabbiosa e fanatica all’avanzata delle destre in tutta Europa avvenuta negli ultimi anni. Un antifascismo (fatto singolare, ma non del tutto) che si incontra con l’antisemitismo travestito da antisionismo che s’è diffuso, al di là e al di qua delle Alpi, con il movimento pro-Pal. Tant’è che il pestaggio costato la vita a Quentin è avvenuto a margine di una conferenza tenuta all’università da Rima Hassam, l’eurodeputata franco-palestinese de La France Insoumise il partito, appunto, di Mélenchon.

Questo incontro tra antifascismo e antisemitismo lo chiamano in Francia “islamo-gauchismo”, una variante dell’estremismo transalpino che trova proprio nello storico candidato della sinistra radicale alle presidenziali il suo massimo ispiratore e mallevadore. L’islamo-gauchismo è il punto di fusione di due fanatismi: quello dell’antifascismo militante, secondo il quale vale sempre il vecchio e famigerato motto che “uccidere un fascista non è reato”; e quello dell’antisemitismo pro-Pal, che ha a sua volta fatto proprio l’altrettanto famigerato motto (copyright Hamas) della “Palestina libera dal fiume al mare”, parole che auspicano la scomparsa dello Stato di Israele.

Gli assassini di Quentin hanno trovato il loro terreno di crescita in questo ambiente di radicalismi scatenati. Gli arrestati per l’omicidio del giovane provengono tutti da Jeune Garde Antifasciste, l’organizzazione estremista fondata da Arnault che è stata sciolta nella primavera scorsa (ma di fatto ancora operante) perché ritenuta una minaccia  all’ordine pubblico. Tra questi ci sono Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato di Insoumise, e altri due collaboratori di Arnault, Adrien Besseyre e Robin Chalendard.

Jeune Garde Antifasciste è stata difesa a spada tratta da Mélenchon in persona, il quale, al momento dello scioglimento della suddetta organizzazione, ha invitato «tutti i compagni insoumis a raggrupparsi dietro le insegne della Jeune Garde». Se questa non è istigazione alla violenza…

Il problema è che la legittimazione alla violenza degli estremisti è una tendenza assai diffusa ai piani alti della sinistra europea. Il Mélenchon che protesta contro lo scioglimento della sua “milizia” non fa qualcosa di diverso da quello fanno i parlamentari di Avs che  hanno difeso il centro sociale Askatusuna dallo scioglimento. E non è lontano nemmeno dalla Elly Schlein che è intervenuta in favore «della grande maggioranza di manifestanti pacifici, ostaggio di pochi infiltrati» dopo gli incidenti della scorse settimane a Torino, come se gli incappucciati spaccatutto scendessero dalle astronavi e non arrivassero invece dai cortei antifà e pro-Pal. E il leader dell’estrema sinistra francese va anche a braccetto con il Maurizio Landini che incita alla «rivolta sociale» e che legittima in tal modo la violenza di piazza.

Vale la pena anche ricordare che gli estremisti responsabili della morte di Quentin intrattengono rapporti con esponenti di Avs in Italia. «Il 12 ottobre 2024 – si legge su “il Giornale”- il presidente dell’VIII municipio del Comune di Roma Amedeo Ciaccheri di Avs, uomo dei centri sociali capitolini, ha conferito una targa di riconoscimento, con il logo ufficiale del Comune, a Raphaël Arnault…».  Non ha ricevuto smentita il fatto che alla trasferta italiana abbia partecipato anche il suo fido assistente Favrot, oggi arrestato, come abbiamo riferito prima.

Una nuova e pericolosa forma di violenza sta tracimando in Europa con la scusa del presunto “allarme democratico” diffuso da una sinistra sconcertata (da) e arrabbiata (per) l’avanzata dei partiti di destra nel continente. I rappresentanti della sinistra istituzionale farebbero bene a condannare questa tendenza prendendone le distanze senza ambiguità. Tanti anni fa, in Italia, la malapianta dell’estremismo più violento è cresciuta tra coperture e silenzi altolocati. Sappiamo tutti come è andata a finire. La sinistra non ripeta oggi lo stesso, tragico errore.

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