Mendico, riaperti i diari del dolore, si indaga per istigazione al suicidio

giovedì, 19 Febbraio 2026
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Era un ragazzo tranquillo, pacato, sognatore Paolo Mendico che in prima liceo decide di farla finita e interrompere la sua breve vita. La storia è quella che conosciamo già per le pagine di cronaca di qualche mese fa a Latina piccolo capoluogo di provincia laziale che lo vedono morire suicida a casa sua. Era un ragazzo apparentemente sereno ma vessato a quanto pare da compagni di classe e qualche professore dell’Istituto Pacinotti di Latina. La procura del capoluogo laziale sta ancora indagando e intanto riapre il diario che Paolo custodiva. Frasi brevi, appuntate quasi di nascosto, restituiscono l’immagine di un ragazzo educato, sensibile, ma profondamente ferito. In uno di quei quaderni, come si legge sul Corriere della Sera, Paolo racconta di un professore che lo avrebbe insultato urlandogli contro per un esercizio sbagliato. «Sei un rompi», gli avrebbe detto davanti a tutti. In un’altra pagina scrive di essere stato rimproverato pubblicamente per aver bevuto dalla borraccia senza il permesso dell’insegnante. Episodi che si ripetono, sempre con lo stesso filo conduttore: l’umiliazione vissuta davanti alla classe. A casa Paolo tornava provato e visibilmente sconvolto. Raccontava di compagni che facevano gesti offensivi ai docenti, di punizioni collettive, di compiti punitivi da scrivere cento volte. Raccontava anche di un clima che non sentiva suo.  Si sentiva spesso a disagio, lui anima sensibile veniva appellato come: femminuccia. La sera del 10 settembre 2025, dopo aver cenato con i genitori Paolo non ce la fa più è salito in camera con la sua cagnolina Dafne decide di farla finita. Una frase contenuta nel diario fa riflettere: «Quella scuola è una prigione». La Procura intanto ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Oltre ai quaderni e alle chat, sarà depositata a breve anche la perizia della psicologa sulla scrittura del ragazzino. La famiglia vuole ricostruire il profilo emotivo del figlio attraverso i testi. È quella che gli esperti definiscono “autopsia psicologica”. Dai documenti emerge un disagio che per il ragazzino cresce nel tempo, dalle elementari fino al primo anno delle superiori sempre nello stesso istituto. Tra le pagine sequestrate c’è anche una lettera del 30 marzo 2020, periodo del Covid. Paolo scrive a un’amichetta: “Ho tanto desiderio di correre, giocare con te, gustare un gelato davanti al bar. Mi sento molto triste”. Parole semplici, che raccontano una solitudine mai davvero colmata. Ora spetterà all’inchiesta stabilire se e in che misura qualcuno abbia contribuito a spingere Paolo verso una sofferenza diventata insostenibile. Il procuratore punta a chiudere l’informativa entro metà marzo.

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