Iniziano le procedure per il fine di vita per Domenico, il bimbo con il cuore bruciato ricoverato in terapia intensiva a Napoli.
La famiglia, attraverso il suo legale, Francesco Petruzzi, ha presentato la richiesta di Pianificazione Condivisa delle Cure, accolta dall’ospedale Monaldi. Avrà inizio oggi.
La mamma del piccolo Domenico ha annunciato in diretta tv con voce rotta: “Iniziamo le procedure per alleviare il dolore di mio figlio. Non è eutanasia – ha sottolineato – , ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico perché purtroppo non ci sono speranze”.
Nel frattempo, prosegue l’inchiesta sull’impianto del cuore lesionato, avviandosi verso una svolta. Secondo quanto appreso, a danneggiare l’organo sarebbe stato l’impiego del ghiaccio secco all’interno di un frigorifero in plastica.
In seguito a un confronto tra i magistrati delle Procure di Napoli e Bolzano, la Procura altoatesina ha disposto, per competenza territoriale, la trasmissione ai colleghi partenopei dell’intero fascicolo con gli atti finora acquisiti. Si tratta di un passaggio decisivo nell’evoluzione dell’inchiesta, che potrebbe aprire la strada alla notifica di ulteriori avvisi di garanzia.
Nelle prime fasi dell’inchiesta avviata a Bolzano, sono stati individuati i membri delle équipe mediche presenti quel giorno nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio.
Tra loro, figurano anche i responsabili del reparto di Rianimazione e Anestesia della struttura ospedaliera, che si sarebbero occupati della gestione del ghiaccio destinato alla conservazione dell’organo.
Proprio l’impiego del ghiaccio secco sarebbe uno dei punti nevralgici dell’indagine.
Secondo gli accertamenti il suo utilizzo, giorno 23 dicembre, avrebbe compromesso il cuore poi trasferito e impiantato all’Ospedale Monaldi di Napoli, nonostante le condizioni già deteriorate. Parallelamente, anche la Procura di Bolzano aveva aperto un fascicolo a seguito dell’esposto presentato da un’associazione di consumatori. L’ipotesi di reato formulata, al momento contro ignoti, è quella di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario.
Dopo uno scambio tra i due uffici inquirenti, sono emersi elementi tali da concentrare l’inchiesta a Napoli, dove la Procura – guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con l’aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante – procede per lesioni colpose gravissime.
Il reato è stato al momento contestato, in via preliminare, a sei persone tra chirurghi, medici e operatori sanitari coinvolti nelle diverse fasi: dall’espianto del cuore a Bolzano al confezionamento e trasporto dell’organo, fino al trapianto eseguito all’Ospedale Monaldi.
Con l’emergere dei primi elementi su possibili profili di responsabilità durante l’espianto all’Ospedale San Maurizio, tuttavia, l’elenco degli indagati potrebbe ampliarsi. Secondo quanto noto finora, anche alla luce dell’audit interno disposto dal Monaldi, il cuore sarebbe stato trasportato in un contenitore refrigerato di vecchia generazione, privo di termostato e non conforme alle linee guida del Centro Nazionale Trapianti. A ciò si va a sommare il fatto che il box frigo sarebbe stato riempito con ghiaccio secco anziché quello tradizionale previsto dai protocolli, provocando un parziale congelamento dell’organo, che sarebbe giunto a destinazione praticamente inglobato nel ghiaccio. Le indagini sono affidate ai Nas di Napoli e Trento.
Intanto, prosegue anche l’attività ispettiva del Ministero della Salute: gli ispettori resteranno ancora alcune settimane a Napoli prima di spostarsi a Bolzano. L’ospedale partenopeo ha inoltre consegnato alla famiglia del bambino copia integrale della documentazione clinica relativa al ricovero, alle terapie e al trapianto, che verrà sottoposta a valutazione.



