All’indomani della riunione del “Board of Peace” a Washington, l’eco delle risoluzioni verso la pace da parte dei grandi della terra sulla questione mediorientale è arrivata fino a Gaza e ovviamente Hamas ha risposto dettagliando il suo punto di vista. Le discussioni sul futuro della Striscia devono iniziare con la cessazione totale dell’aggressione israeliana, ha affermato Hamas. Rispondendo così duramente a quanto uscito ieri dalla prima riunione a Washington del Board of Peace voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le parole della milizia armata palestinese tuonano il giorno dopo che le delegazioni mondiali cercando di trovare una risoluzione. Hamas è irremovibile: ”Qualsiasi processo politico o accordo in discussione riguardante la Striscia di Gaza e il futuro del nostro popolo palestinese deve iniziare con la cessazione totale dell’aggressione, la revoca del blocco e la garanzia dei legittimi diritti nazionali del nostro popolo, in primo luogo il diritto alla libertà e all’autodeterminazione”, questa la nota completa diramata da Hamas la scorsa notte. Intanto dopo oltre un anno e mezzo di chiusura quasi totale, il valico di Rafah torna a funzionare in forma limitata nell’ambito della tregua mediata dagli Stati Uniti: dal 2 febbraio sono 1.148 le persone palestinesi che hanno attraversato il confine tra Gaza ed Egitto, 640 in uscita e 508 in rientro. Il meccanismo prevede circa 50 partenze e 50 ritorni al giorno, con priorità a persone ferite e a chi necessita di cure all’estero. Hamas denuncia quote non rispettate, respingimenti e controlli prolungati, mentre da parte israeliana non risultano commenti ufficiali. Rafah resta l’unico sbocco diretto verso l’esterno per una popolazione stremata dalla crisi umanitaria. E mentre la pace viene siglata e promessa da più parti la vita difficile nella Striscia non permette di auspicare una veloce risoluzione delle ostilità. Sarà un lungo processo e una transizione molto lenta vedendo gli attori protagonisti ancora in lite tra di loro.



