Sanremo 2026, Conti risponde ai veleni: “Meloni qui? Fantascienza, io uomo libero”. Pausini ricorda Baudo | Video

lunedì, 23 Febbraio 2026
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A ventiquattr’ore dall’alzata del sipario, dal roof dell’Ariston Carlo Conti sceglie il tono che accompagnerà il suo quinto e ultimo Festival: leggerezza, ritmo, zero sovrastrutture. Il direttore artistico e conduttore ha presentato la nuova edizione con la sua compagna di viaggio Laura Pausini, rispondendo anche stizzito alle domande sull’indiscrezione che voleva Giorgia Meloni ospite nella serata inaugurale e subito smentita.

Sanremo 2026, Conti risponde alle fake news su Meloni

“Orgogliosamente faccio il giullare”, rivendica il direttore artistico, deciso a mettere la musica al centro e a lasciare la politica fuori dal teatro. Le polemiche degli ultimi giorni, compreso il caso Pucci e le voci su presunte pressioni per ospiti sgraditi o graditi a qualcuno, vengono archiviate con una battuta che è anche una dichiarazione di identità: “Sono un uomo libero da 40 anni. Quando c’era Renzi ero renziano, oggi meloniano, domani cinquestelliano. Ma io sono indipendente. E, semmai, sono baudiano”.

Il riferimento è a Pippo Baudo, il “padre” del Festival scomparso la scorsa estate, cui Conti dedica simbolicamente questa edizione. All’ingresso del suo camerino campeggia una targa con il nome di Baudo, omaggio affettuoso e dichiarazione di continuità.

A scatenare il chiacchiericcio è stata soprattutto la voce di una possibile apparizione della premier Giorgia Meloni alla prima serata. “Fantascienza”, taglia corto Conti. “È una libera cittadina, se vuole può comprarsi il biglietto per l’Ariston”. Nessun contatto, nessuna trattativa. Sui social interviene la stessa Meloni, parlando di “notizia totalmente inventata” e ironizzando: “Il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale”. E aggiunge che il Festival “saprà brillare senza ospiti immaginari”, invitando a non infilare a forza la polemica politica nella “più grande festa della musica italiana”.

Conti promette un Festival “al metronomo”, asciutto, senza monologhi ingombranti, con spazio alle trenta canzoni in gara. Anche il blitz in videochiamata di Fiorello, che gli augura “tante polemiche”, scivola via nel clima di chi vuole godersi la festa.

Laura Pausini commuove ricordando Baudo

Accanto a lui, Laura Pausini vive la vigilia come un cerchio che si chiude e si riapre. “La prima volta che sono venuta a Sanremo avevo 18 anni, era il 1993, ero più ingenua e innocente, ma avevo paura, perché Sanremo è Sanremo”. Sorride quando parla del “Carlotan”, il calmante simbolico che sostituisce il Lexotan grazie alla serenità che Conti le trasmette: “Ci vorrebbe un Carlo Conti nella vita”. La proposta di affiancarlo, racconta, è arrivata a marzo, durante un pranzo. Subito dopo, la telefonata a Baudo: “Lui mi ha risposto: ‘Ma cosa aspetti? Sei pronta, te lo dico da un po’’. Mi ha molto emozionato sentire quelle parole. Pippo lo sento qui”.

La cantante romagnola, che all’Ariston ha vinto il premio più importante della sua carriera, non nasconde la commozione. Indica il punto del palco dove Baudo le prese la mano anni fa e confida di averlo cercato di nuovo durante le prove. “Per me non ci sono premi più importanti”. La sua conduzione sarà spontanea e leggera, promette, pur definendosi “logorroica”. “Parlerò meno io”, ribatte divertito Conti.

Pausini affronta anche il tema delle critiche social. “Su quattromila commenti ce ne sono quattrocento negativi, anche pesanti, ma fanno più rumore degli altri che sono positivi”. Il rapporto con il pubblico italiano, assicura, non si è incrinato: “Io mi sento amata in questo Paese”.

Intanto la città dei fiori si blinda tra varchi e metal detector, mentre davanti al Teatro Ariston si raduna già la folla dei fan. Dentro, i trenta big provano le canzoni. Sul fronte degli ascolti e della raccolta pubblicitaria arrivano segnali incoraggianti: la tendenza, fanno sapere da Rai Pubblicità, è positiva e superiore allo scorso anno. Ma per Conti, almeno a parole, il dato più importante resta un altro: chiudere il suo percorso all’Ariston con un’edizione che sappia divertire, emozionare e, soprattutto, lasciare la politica fuori dalla porta.

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