Giacca nera con brillantini ai bordi, petto scoperto quanto basta, barba scolpita e un’abbronzatura che sotto le luci dell’Ariston sembra ancora più intensa. Can Yaman entra in sala stampa con qualche minuto di ritardo e l’aria di chi sa perfettamente di essere atteso. Da quando ha vestito i panni della tigre della Malesia nel remake Rai di Sandokan, il suo nome è diventato sinonimo di avventura, fisicità e fascino esotico. Ma al Festival di Sanremo si presenta in una veste diversa: co-conduttore della prima serata accanto a Carlo Conti e Laura Pausini.
Sanremo 2026, il video di Can Yaman tra cuore e Sandokan
L’atmosfera è leggera, quasi elettrica. La domanda arriva puntuale, tra il serio e il faceto: “Sei single?”. In sala partono urletti e applausi. Lui non si sottrae e rilancia: “Sì, hai dei suggerimenti o delle candidate per me?”. Sta al gioco, consapevole che una parte del suo successo passa anche attraverso quella dimensione pop che lo ha trasformato in idolo social e protagonista di copertine. A un certo punto squilla un cellulare: è il jingle di “Sandokan”. Risate generali. Conti ironizza sulla loro somiglianza: “Qualcuno ci ha definito ‘separati alla nascita’ vista la somiglianza soprattutto nel fisico… Sull’abbronzatura mi batte, sul fisico no”. Siparietti che smorzano la tensione e restituiscono l’immagine di un Yaman rilassato, pronto a prendersi la scena senza prendersi troppo sul serio.
Non evita però i temi più spinosi. Sul recente controllo in Turchia nell’ambito di un’operazione antidroga è netto: “Non esiste un caso. Sono risultato negativo e mi hanno liberato in meno di 24 ore”. Poche parole, tono fermo, capitolo chiuso.
Poi spazio alla musica, passione personale che lo accompagna fin da ragazzo. “Ascolto tantissime vecchie canzoni italiane, tipo ‘Piccolo grande amore’ di Baglioni… Quelle che fanno soffrire”. La sua è una predilezione per le melodie struggenti, per quella tradizione sentimentale che ha reso celebri artisti come Claudio Baglioni. Cantare, però, non rientra nei piani immediati. “Non canto. Anzi, solo se devo fare un personaggio che canta, ma lì mi pagano…”, scherza. E precisa che, in quel caso, si preparerebbe per mesi, come ha fatto per “Sandokan”.
Su Laura Pausini il giudizio è quasi programmatico: “Se fossi stato un cantante avrei fatto le sue stesse scelte: collaborazioni con stranieri e collaborazioni diverse. Se fossi stato un cantante avrei voluto essere come lei. Da questo punto di vista è la mia cantante preferita, apprezzo proprio di lei il fatto che canta in diverse lingue”. Un’ammirazione che riflette, in fondo, la stessa traiettoria internazionale che Yaman sta cercando di costruire tra Italia, Spagna e Turchia.
Il lavoro non manca. È attualmente impegnato su un set in Spagna per una serie action e in estate sarà a Roma per girare “Bro”, una comedy che dovrebbe articolarsi in una prima stagione da otto episodi. Una novità per un attore che ha costruito la propria immagine tra romanticismo e avventura e che ora rivendica il desiderio di cambiare registro. Slittano invece le riprese della seconda stagione di “Sandokan”: dopo il successo della prima, la produzione ha deciso di investire più tempo e risorse. “Mi dispiace perché a me piacerebbe recitare tutto di fila, sennò gli attori invecchiano, cambiano. Io ora peso 100 chili, dovrò perderne di nuovo per arrivare a 85. In Europa si gira con tempi più lunghi, il sistema non mi piace ma è così”. Sul palco questa sera il confronto con l’originale Sandokan di Kabir Bedi.
La carriera di Can Yaman
Prima di diventare un volto amatissimo dal pubblico italiano, Can Yaman si è imposto in Turchia come uno dei protagonisti della nuova serialità nazionale. Dopo la laurea in Giurisprudenza e una breve esperienza come avvocato, debutta nel 2014 con “Gönül İşleri”. La popolarità esplode con la commedia romantica “Erkenci Kuş”, che lo consacra a livello internazionale e lo fa conoscere anche al pubblico italiano.
In Italia il successo arriva grazie alla messa in onda delle serie turche sulle reti Mediaset, che lo trasformano rapidamente in un fenomeno mediatico. Da lì il passaggio a produzioni europee di più ampio respiro, fino al ruolo iconico di Sandokan per la Rai, che segna una svolta verso l’action e le grandi produzioni.
Negli ultimi anni Yaman ha ampliato il proprio raggio d’azione lavorando tra Italia e Spagna, sperimentando nuovi generi e affiancando alla recitazione anche esperienze televisive come la co-conduzione al Festival di Sanremo. Una carriera in piena evoluzione, costruita sull’equilibrio tra popolarità e ambizione internazionale, con l’obiettivo dichiarato di non restare prigioniero di un solo personaggio ma di reinventarsi, stagione dopo stagione.



