Bimbo col cuore bruciato, è scontro sulle responsabilità tra Bolzano e Napoli

mercoledì, 25 Febbraio 2026
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È polemica tra Bolzano e Napoli sulle responsabilità connesse all’impiego del ghiaccio secco nel trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico, deceduto nella mattina di sabato dopo sessanta giorni di coma farmacologico presso l’ospedale Monaldi di Napoli.

Secondo quanto emerso, il bambino era stato sottoposto a trapianto con un organo che sarebbe stato congelato e quindi danneggiato nel corso del trasferimento.
Da Bolzano hanno sostenuto che l’intera procedura sia stata eseguita correttamente e che l’équipe dell’ospedale Monaldi si sarebbe presentata al San Maurizio con “insufficiente materiale refrigerante”.
Non è tardata la replica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, arrivata dopo la notizia dell’inchiesta avviata dai NAS di Trento su quanto accaduto nella sala operatoria dell’ospedale di Bolzano.
Gli investigatori stanno eseguendo i dovuti accertamenti per comprendere chi abbia effettivamente inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo il che risulterebbe essere un “elemento determinante nel cagionamento del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”.
In merito all’utilizzo di ghiaccio ritenuto non idoneo, dal Monaldi richiamano quanto emerso dall’audit interno: “Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione”.
La Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli ha ribadito “la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico”.
Lo scontro è stato alimentata anche dalle dichiarazioni di Hubert Messner, assessore della Provincia autonoma di Bolzano, che ha commentato: “Chi ha fornito il ghiaccio? Non ha nessuna importanza”.
Al contrario, per gli inquirenti sarebbe proprio l’utilizzo del ghiaccio secco in sala operatoria a rappresentare uno dei nodi centrali dell’inchiesta, in particolare poiché tale modalità di conservazione non risulterebbe prevista dalle linee guida del Centro Nazionale Trapianti.

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