Sanremo 2026, dal disastro della conduzione fino alle sorprese: le pagelle prima serata

mercoledì, 25 Febbraio 2026
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Abbiamo analizzato la prima serata del Festival di Sanremo, mettendo sotto la lente d’ingrandimento top e flop di un debutto che ha già dato indicazioni chiare su chi può puntare alla vittoria e chi, invece, dovrà rincorrere. Tra sorprese, conferme e qualche delusione inattesa, l’Ariston ha emesso i suoi primi verdetti, almeno emotivi, in attesa che televoto e classifiche ridisegnino gli equilibri tracciati dalla giuria della sala stampa. Il meglio e il peggio visto dall’Ariston.

Sanremo 2026, pagelle top con Ditonellapiaga e Brancale sugli scudi

La vera sorpresa di questo avvio è Ditonellapiaga. Con la sua “Che fastidio” si prende un 7,5 pieno e soprattutto l’attenzione di un pubblico che forse non si aspettava un brano così immediato e identitario. Il pezzo ha il sapore del tormentone, ma senza perdere personalità: stile riconoscibile, presenza scenica solida e un testo che resta in testa. Per lei applausi convinti e una Top 5 che sa di consacrazione.

Chi invece sembra avere già messo nel mirino la vittoria sono Fedez e Masini. “Male necessario” è, al momento, la canzone da battere. L’intesa tra i due funziona, l’impatto emotivo è forte e la sala stampa li inserisce nella Top 5 provvisoria. Il loro 8 racconta la sensazione di un progetto costruito per arrivare fino in fondo. Sono venuti per vincere e lo si percepisce in ogni dettaglio.

Sal Da Vinci porta all’Ariston energia pura. “Per dire sì” fa cantare e ballare il teatro, trasformando la platea in una festa collettiva. Eppure, a sorpresa, la sala stampa lo lascia fuori dalla Top 5. Il suo 7 è figlio di un’esibizione trascinante che potrebbe però trovare nel televoto l’alleato decisivo. Potrebbe essere la variabile impazzita di questa edizione, con un brano che ha tutte le carte in regola per diventare il tormentone dell’anno.

Tra le migliori in assoluto della serata c’è Serena Brancale, che si prende un 8 meritato. “Qui con me” è la più classica delle canzoni sanremesi, costruita su un’emozione autentica che culmina nel ricordo della mamma scomparsa, a cui il brano è dedicato. Qualche piccola indecisione non scalfisce la forza dell’interpretazione, anzi la rende ancora più vera. La Top 5 è il giusto riconoscimento per un’esibizione intensa e sentita.

Arisa, come sempre, gioca in una categoria a parte. “Magica Favola” è un brano delicato, dolce, che vive soprattutto sulla sua interpretazione. Potrebbe cantare la lista della spesa e strappare applausi, e anche stavolta non fa eccezione. Con l’abito bianco sembra uscita dal film Frozen, ma la temperatura in sala si alza quando entra nel cuore del pezzo. Il 7,5 e la Top 5 confermano che la sua voce resta una garanzia.

Fulminacci 7,5. Partito con l’ironia del cartellino con il suo nome sull’Eni Carpet inaugurale ha poi tirato fuori un gran pezzo, uno dei migliori per parole e melodia della prima serata. La sala stampa lo premia fino alla Top5 e può essere davvero una sorpresa.

Sorpresa nella sorpresa è la coppia formata da Maria Antonietta e Colombre. Il loro 7 fotografa una canzone che ha già il profumo dei passaggi radiofonici martellanti. Sono la quota indie che torna al centro del Festival, con un brano fresco e immediato. Per molti potrebbero essere gli eredi dei Coma Cose, capaci di unire identità alternativa e grande pubblico.

Tiziano Ferro 10. Regala un grande medley con i suoi più grandi successi e si prende il teatro Ariston. La prima volta live della sua “Sono un grande” e il forte messaggio verso l’accettazione di sé stesso sono la cosa più bella di questa prima serata.

I Flop

Non convince fino in fondo Tommaso Paradiso. “I Romantici” è una canzone in perfetto stile Paradiso, dedicata alla figlia e costruita sulle sue consuete atmosfere. Le vibes ci sono, ma l’esibizione appare sottotono e la stampa non lo premia. Il 5 pesa e lo colloca tra le delusioni della serata. Resta da capire se il televoto riuscirà a ribaltare una partenza in salita.

Leo Gassman torna con un altro brano d’amore che non si discosta troppo dai precedenti. Il 5,5 racconta di un talento evidente ma ancora in cerca di una vera evoluzione. Dopo l’exploit come attore, questo doveva essere il Sanremo della consacrazione definitiva. Il potenziale c’è, ma servirebbe più coraggio per sorprendere davvero.

5 per Michele Bravi. La voce resta splendida, il talento cristallino, ma il brano scelto per questo Festival appare tra i più anonimi del suo repertorio recente. In una serata dove l’identità fa la differenza, la sua proposta non riesce a emergere come dovrebbe.

Luche 4,5. La sua performance lascia la sensazione che questo palco non sia la piattaforma più adatta al suo linguaggio artistico. Un’esibizione anonima, forse la peggiore della serata.

Laura Pausini e Can Yaman 4,5. Più che con conduttori sono sembrati due stoccafissi accanto a Carlo Conti. Uno dei peggiori trii a memoria sul palco di Sanremo. La speranza è
che la verve di Lillo e Pilar Fogliati possa salvare la situazione.

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