Sanremo 2026 quarta serata: pagelle cover e tutte le polemiche

sabato, 28 Febbraio 2026
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Italian singers Ditonellapiaga (R) and TonyPitony perform on stage at the Ariston theatre during the 76th edition of the Sanremo Italian Song Festival, in Sanremo, Italy, 27 February 2026. The music festival will run from 24 to 28 February 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La quarta serata di Sanremo 2026 ha regalato emozioni vere, sorprese e qualche scivolone inatteso nella gara delle cover. Una lunga maratona in cui i duetti hanno messo a nudo personalità, scelte artistiche e peso del televoto. E se la classifica finale ha premiato meritatamente Ditonellapiaga e Tony Pitony nel corso della lunga maratona televisiva non sono mancate le polemiche.

Sanremo 2026, le pagelle delle cover

Su tutti, straordinari Ditonellapiaga e Tony Pitony, che con “The lady is a tramp” hanno costruito un numero elegante, ironico e tecnicamente impeccabile. Un 9 pieno, senza discussioni: presenza scenica, complicità e una resa vocale che ha trasformato il palco in un club internazionale. Sono stati semplicemente i migliori ed infatti trionfano.

Avrebbe meritato la vittoria anche Arisa (9) che insieme al Coro del Teatro Regio di Parma ha dato vita a un’interpretazione intensa e solenne. La sua “Quello che le donne non dicono” è stata una lezione di controllo vocale e profondità emotiva: raffinata, potente, mai sopra le righe. Se il premio non è arrivato, resta la sensazione di un’esibizione di altissimo livello.

Sorprende fino a un certo punto l’exploit di Sayf in duetto con Alex Britti e Mario Biondi su “Hit the road Jack”. Un 7,5 costruito anche grazie a un televoto da casa che lo ha spinto moltissimo. Performance solida, intelligente nel dialogo tra generi e generazioni, capace di intercettare pubblici diversi.

Tra le esibizioni più riuscite anche quella delle Bambole di Pezza, che con Cristina D’Avena hanno portato energia e identità: un 8 meritato per coerenza e carisma. Stesso voto per Pupo, in duetto con Dargen D’Amico e Fabrizio Bosso: esperienza e mestiere al servizio di un’esibizione calda, capace di unire nostalgia e qualità musicale.

Fuori classifica, ma tra i momenti più applauditi, l’apparizione a sorpresa di Gianni Morandi insieme al figlio Tredici Pietro. Un passaggio generazionale simbolico, tenero e sincero, accolto con affetto dall’Ariston.

Non tutto però ha funzionato. Deludono i favoriti Fedez e Marco Masini, insieme a Hauser in “Meravigliosa creatura”: un 5 severo ma inevitabile per un’esibizione fredda, poco amalgamata, lontana dalle aspettative. Sottotono anche Serena Brancale, in duetto con Gregory Porter e Délia, che si ferma al 6: vocalità importante ma chimica non del tutto esplosa. Stesso voto per Tommaso Paradiso, con gli Stadio su “L’ultima luna”: corretto, ma privo di guizzi (6,5).

Male anche Samurai Jay (5) nonostante la presenza scenica di Belén Rodríguez e Roy Paci alla tromba: “Baila Morena” resta un numero più televisivo che musicale, incapace di lasciare il segno. Elettra Lamborghini (5) e le Las Ketchup regalano uno dei momenti più trash di questa edizione.

Laura Pausini emoziona, Caterina Caselli premiata

Laura Pausini ha incantato l’Ariston con un medley intenso e curato iniziato davanti al Teatro Ariston, dimostrando ancora una volta una padronanza scenica internazionale. “Ritorno ad amare”, “Immenamente” ed “Io Canto” i brani scelti dalla cantante di Solarolo.

Momento solenne per il premio alla carriera a Caterina Caselli, omaggiata con affetto e rispetto. Un riconoscimento che celebra non solo l’artista ma anche la produttrice e talent scout che ha segnato la musica italiana degli ultimi decenni.

Siani delude, Bianca Balti convince ma resta sullo sfondo

Meno convincente Alessandro Siani, apparso in difficoltà nei tempi comici e poco incisivo con battute stantie e spesso ripetitive. Molto positiva invece la presenza di Bianca Balti, elegante e misurata. Peccato sia stata utilizzata poco: ogni suo intervento ha portato luce e un messaggio di vita incredibile. Davvero un peccato che sia stata messa di lato da Conti e Pausini.

La serata delle polemiche, da Gassmann a Grignani

Non sono mancate le polemiche. Alessandro Gassmann ha acceso il dibattito sui parenti in gara, con un commento critico per la presenza di Gianni Morandi al fianco del figlio dopo che a lui è stato impedito di andare a presentare la sua serie Guerrieri con la fantomatica regola che “ai parenti è proibito essere ospiti”.

Siparietto invece più leggero con Gianluca Grignani, che non sarebbe stato salutato dalla Pausini. Sul palco ha tirato una tracciata alla cantante con Carlo Conti, prendendo i fiori e ironizzando: “Dentro c’è il numero della Pausini? Così la posso chiamare”. Una battuta che ha ribadito come il rapporto tra i due dopo la discussione per “La mia storia tra le dita” sia ai minimi storici.

 

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