Nel pieno dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, esplode il confronto politico anche in Italia. Davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riunite nella sala Convegni di Palazzo Madama, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno riferito sulla crisi nel Golfo Persico, difendendo la linea del governo – adottata anche dagli altri paesi UE con un documento sottoscritto da tutti – e respingendo le accuse delle opposizioni.
Crisi Iran, le parole di Tajani e Crosetto
Tajani ha ribadito che l’obiettivo italiano resta quello del dialogo e istituzionale: “Stiamo lavorando per arrivare a un tentativo di confronto diplomatico. Abbiamo detto fin da prima che era impossibile arrivare ad avere la bomba atomica in Iran, perchè avrebbe rappresentato un pericolo per tutta l’area. Io sono personalmente per de-nuclearizzare il mondo, ma in qualche modo non c’è questa soluzione. Quando si dice ‘bisogna arrivare alla transizione democratica’, come ci si arriva alla transizione democratica?”. Il titolare della Farnesina ha ricordato che l’Italia era “favorevole alla prosecuzione dei negoziati”, ma che “di fronte alla decisione di Teheran di andare avanti sul nucleare è chiaro che la decisione ha provocato una reazione”.
Il ministro ha inoltre escluso qualsiasi coinvolgimento delle basi americane in Italia nell’attacco statunitense: “Non c’è stata nessuna richiesta”. Una precisazione che si lega alla scelta di Roma di muoversi nel solco europeo, come ha ribadito a margine ai cronisti: “La nostra posizione è quella dell’Unione europea che abbiamo sottoscritto ieri nel consiglio affari esteri. Abbiamo preso la posizione dell’Ue”, ha sottolineato, rivendicando una linea condivisa con Bruxelles e sventolando in aula il documento.
Sul caso che ha investito Crosetto, rimasto a Dubai nelle ore dell’attacco e poi rientrato, è stato lo stesso ministro della Difesa ad assumersi la responsabilità politica: “Siccome è emerso un fatto che io considero personale, ma che sta avendo rilevanza politica, non mi costa nulla toccarlo. Non è emerso da uno scoop giornalistico ma sono stato io a renderlo pubblico io facendolo diventare una notizia. Il rendere pubblico che io fossi bloccato a Dubai è stata una mia scelta, perché io immediatamente avrei potuto andarmene via senza neanche comunicarlo. Ho scelto in quel momento di stare a Dubai visto quello che stava succedendo, avrò sbagliato come ministro chiedo scusa, perché ero con i miei due figli e sono rimasto lì. Quindi dopo una notte di bombardamento li ho presi e li ho accompagnati a Mascate, sono partito e sono tornato a fare il mio dovere”.
Crosetto ha ribadito a margine di aver “messo insieme un impegno istituzionale con quello familiare e ho deciso di non gravare sulle casse dello Stato, avrei potuto partire con l’impegno istituzionale e poi fermarmi per passare qualche giorno di vacanza con la mia famiglia. Invece sono partito da ‘privato’, ho fatto quello che dovevo fare a livello istituzionale e poi sono tornato”, respingendo le ricostruzioni contraddittorie sul viaggio.
Nel merito della crisi, il ministro della Difesa ha rivelato nel corso dell’audizione che alcuni Paesi del Golfo hanno chiesto supporto all’Italia su “sistemi di difesa aerea, sistemi di difesa missilistica, sistemi di difesa anti droni, possibilità in qualche modo di dare protezione perché questi Paesi del Golfo si sono sentiti attaccati senza aver provocato questa guerra”. Una scelta che, ha precisato, è “una valutazione politica, economica, internazionale che personalmente mi vede totalmente a favore”.
Lo scontro tra Conte e Tajani
Le opposizioni parlano di informativa insufficiente e chiedono un chiarimento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha posto una questione di fondo: “Quando si tratta di sottoscrivere impegni insostenibili l’Italia sottoscrive e quando si tratta di condividere strategie viene accantonata?”. Conte ha incalzato il governo sul rapporto con Washington, evocando spesa militare, dazi e approvvigionamenti energetici e chiedendo quale sia il reale margine di autonomia italiana.
In commissione non sono mancate scintille personali. Tajani ha punzecchiato l’ex premier ricordando che “a me Trump non mi ha mai chiamato Tony, Anthony. A lei la chiamava Giuseppi”, alludendo al rapporto con l’ex presidente americano Donald Trump. La replica di Conte è stata immediata: “Non è mai una questione personale, ministro Tajani… il problema è politico, il problema è che non vi chiama proprio”.
Fuori dall’aula, Tajani ha replicato alle polemiche seguite al duro botta e risposta con il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: “Ho alzato la voce? Ho risposto, perche’ altri alzavano la voce interrompendo il dibattito. Ho risposto e ho detto che non mi vergogno, che non c’e’ nulla per cui mi debba vergognare…”. E ancora: “Questo modo di fare politica non è politica istituzionale: urlare e strillare non si fa, evidentemente la verità fa male, quando uno gli dice le cose…”.
Le reazioni delle opposizioni
Anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha chiesto che Meloni riferisca in Aula, sottolineando come, “dopo anni passati a raccontare la relazione privilegiata con Trump”, l’Italia non sia stata informata preventivamente. Dal versante di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni ha domandato se l’esecutivo sia d’accordo con l’attacco Usa-Israele e se intenda “portarci in guerra”. La risposta per l’opposizione non è arrivata.



