Referendum: per gli italiani l’astensione é sfiducia, ed é alta

mercoledì, 4 Marzo 2026
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Re Mida al contrario: quando i partiti mettono le mani su un tema, questo perde di credibilità agli occhi degli elettori. È l’immagine impietosa fotografata dal Report Fragilitalia. Un segnale tutt’altro che incoraggiante per chi spera in un’affluenza alta al referendum sulla giustizia, in programma tra meno di tre settimane.

Il paradosso è evidente. L’82% degli italiani considera il referendum uno strumento importante di partecipazione democratica. Eppure, cresce la propensione all’astensione, alimentata da sfiducia e senso di inefficacia del voto. Come se la convinzione teorica si scontrasse con una pratica politica percepita come distante e autoreferenziale.

il Report, realizzato dall’Area Studi Legacoop e da Ipsos, è chiaro: l’87% degli intervistati ritiene che i referendum siano spesso strumentalizzati dai partiti. Alla luce del livello di scontro politico sul voto del 22 e 23 marzo (talmente elevato da spingere il Presidente Mattarella a intervenire), e del flusso costante di dichiarazioni e battibecchi, è verosimile pensare che il clima di avvicinamento alla tornata referendaria non è quello desiderato dagli italiani.

L’astensionismo, però, non è un fenomeno circoscritto al referendum; negli ultimi anni si è diffuso in modo endemico, quasi strutturale. Eppure, l’interesse nei confronti della politica non è crollato: il 66% degli italiani si dichiara interessato, anche se in calo di 7 punti rispetto a giugno 2025. Il nodo resta la rappresentanza. Il 73% non si sente rappresentato dall’attuale classe politica; il 63% ritiene di non poter incidere con il proprio voto sulle decisioni; il 65% si dice insoddisfatto del funzionamento della democrazia italiana.

A preoccupare è anche la “cronicizzazione” del non voto: il 32% degli astenuti decide settimane o mesi prima di non recarsi alle urne. Allo stesso tempo aumenta la percentuale di chi sceglie all’ultimo momento (12%, +8), a conferma di un elettorato sempre più volatile e disorientato.

Eppure, uno spiraglio c’è. Il 68% degli astenuti afferma che tornerebbe a votare se si sentisse pienamente rappresentato da un candidato o da un partito; per un terzo la possibilità è “molto probabile”. Le condizioni poste dagli italiani sono chiare: programmi più concreti e comprensibili (50%), lotta a corruzione e clientelismo (47%), maggiore attenzione ai temi prioritari (42%), più trasparenza (31%).

Alla vigilia del referendum sulla giustizia, il paradosso democratico italiano è tutto qui: la domanda di partecipazione non si è spenta, ma pretende credibilità. In altre parole, per chiedere agli elettori un passo un avanti, la politica deve prima farne uno indietro e dimostrare di aver capito.

 

 

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