Caro benzina, Meloni apre alle opposizioni: allo studio il meccanismo delle accise mobili

domenica, 8 Marzo 2026
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Il governo apre alla possibilità di intervenire sul prezzo dei carburanti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato la disponibilità a valutare insieme alle opposizioni l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, uno strumento fiscale pensato per attenuare l’impatto delle oscillazioni del petrolio sui prezzi alla pompa.

Il tema torna centrale perché i carburanti stanno nuovamente salendo. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self in Italia viaggia intorno a 1,84-1,88 euro al litro, mentre il diesel si colloca tra 1,75 e 1,80 euro. Nelle autostrade e nelle province più costose si superano facilmente i 2 euro al litro.

Alla base dell’aumento c’è il movimento del petrolio sui mercati internazionali. Il Brent del Mare del Nord è tornato a oscillare tra 88 e 92 dollari al barile, dopo settimane di tensioni geopolitiche e timori per la sicurezza delle rotte energetiche globali. Ogni aumento di 10 dollari del barile può tradursi mediamente in 6-8 centesimi in più al litro alla pompa nel giro di poche settimane.

In Italia il prezzo dei carburanti è fortemente influenzato dalla componente fiscale. Su un litro di benzina che costa circa 1,85 euro, la struttura media è questa

– circa 0,73 euro di accise
– circa 0,33 euro di IVA
– circa 0,79 euro tra prodotto industriale, raffinazione, trasporto e margini

Significa che oltre il 55% del prezzo alla pompa è composto da tasse.

Ed è proprio su questo punto che si inserisce il meccanismo delle accise mobili. Il sistema, introdotto nel 2008 durante il governo di Romano Prodi, prevede che quando il petrolio supera determinate soglie di prezzo, una parte delle accise venga temporaneamente ridotta, compensando l’aumento del greggio.

Secondo diverse simulazioni economiche, una riduzione selettiva delle accise potrebbe abbassare il prezzo alla pompa di 8-12 centesimi al litro. Per una famiglia che consuma 120 litri di carburante al mese, il risparmio sarebbe tra 10 e 15 euro mensili, mentre per un’azienda di trasporto il beneficio sarebbe molto più rilevante.

Il problema principale riguarda però i conti pubblici. Le accise sui carburanti garantiscono allo Stato circa 26 miliardi di euro di entrate annue. Ogni riduzione di 10 centesimi al litro potrebbe costare allo Stato tra 1,8 e 2 miliardi di euro l’anno, a seconda dei consumi.

Per questo il governo sta valutando interventi temporanei e mirati. L’obiettivo sarebbe sterilizzare gli shock petroliferi senza compromettere le entrate fiscali.

In realtà il caro carburanti è anche un indicatore geopolitico. Quando il prezzo del petrolio sale rapidamente significa che qualcosa si sta muovendo nelle rotte energetiche globali e in un Paese come l’Italia, dove oltre il 90% del petrolio è importato, ogni scossa del mercato internazionale arriva inevitabilmente fino alla pompa di benzina sotto casa.

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