Invisibile ma apocalittico: nel suo primo discorso Khamenei promette vendetta

giovedì, 12 Marzo 2026
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Linea della fermezza, richiamo all’unità interna e toni minacciosi nei confronti di tutti coloro i quali si schierano contro il suo Paese.

Il primo discorso della nuova Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, era atteso fin da quando domenica scorsa era stato nominato dall’Assemblea degli Esperti.

Khamenei ha parlato, ma non abbiamo potuto né vederlo né ascoltare la sua voce. Il suo messaggio è stato letto da una speaker sulla televisione di Stato, mentre sullo sfondo compariva il suo ritratto. Un’assenza che sembra confermare le fonti, sia statunitensi che iraniane, secondo cui Khamenei sarebbe rimasto ferito a causa del bombardamento del 28 febbraio, condotto da Stati Uniti e Israele, che ha causato la morte di sei membri della sua famiglia, tra cui il padre: la precedente Guida Suprema, Ali Khamenei.

Il contenuto delle parole dell’ayatollah è comunque giunto in modo estremamente chiaro. È stato un messaggio dai toni duri, rivolto sia verso l’esterno che l’interno del Paese, che non lascia spiragli a una de-escalation nella crisi in atto nel Golfo. Anzi, nel suo primo discorso, Khamenei rivendica la linea della resistenza e parla di un Iran che ha respinto il tentativo di destabilizzazione e di divisione, aggiungendo che non c’è “altra scelta che continuare” a combattere.

Il nuovo ayatollah invita quindi tutte le forze politiche iraniane a serrare i ranghi, chiedendo “a tutti i diversi leader politici di fare del proprio meglio per mostrare unità”, sottolineando la necessità di una risposta compatta in un momento estremamente delicato per la Repubblica islamica.

Nel suo messaggio, Khamenei sembra anche voler rassicurare i Paesi limitrofi quando afferma che “la Repubblica islamica dell’Iran non cerca di stabilire un dominio o un colonialismo nella regione ed è pienamente pronta a costruire unità e a intrattenere relazioni calde e sincere di reciproca amicizia con tutti i suoi vicini”. Al contempo però, ribadisce che l’Iran continuerà a “colpire le basi militari utilizzate negli attacchi contro il suo Paese”. Al di fuori del Paese però non ci sono soltanto avversari, ma anche amici sui quali poter contare. Khamenei ha ringraziato il Fronte della Resistenza, citando esplicitamente Yemen (gli Houthi), Hezbollah e le milizie irachene, definendoli “parte integrante dei valori della rivoluzione islamica”.

Non poteva mancare un passaggio, tanto breve quanto chiaro, dedicato al blocco dello Stretto di Hormuz: per Khamenei quella “leva” deve essere “assolutamente utilizzata“.

Infine, la Guida Suprema ha promesso vendetta per i caduti del conflitto, che “non riguarda solo il martirio del grande Leader della Rivoluzione – il padre -, ma ogni membro della nazione martirizzato dal nemico”. Khamenei ha dichiarato che “saremo particolarmente sensibili al sangue dei nostri figli” e, dunque, “le atrocità commesse dal nemico, che ha deliberatamente preso di mira la scuola Shajarat Tayyibah a Minab – dove sono morte oltre 150 studentesse –, e alcuni casi simili, riceveranno un’attenzione particolare”.

Il messaggio si chiude con un passaggio personale: la consapevolezza del peso dell’incarico appena assunto. Succedere ad Ali Khamenei e al fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, è “un compito molto difficile”, riconosce la nuova Guida Suprema, ricordando la “montagna di fermezza” rappresentata dal padre. Parole che confermano la continuità della linea politica iraniana.

Proprio nei minuti in cui veniva rilanciato il discorso della Guida Suprema, irrompeva su Truth Donald Trump con un messaggio che è sembrato una risposta implicita verso l’Iran e il consesso internazionale: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo. Quindi, quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi. Ma, di ben più grande interesse e importanza per me, come Presidente, è impedire a un impero malvagio, l’Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e il mondo. Non permetterò mai che ciò accada”.

Da entrambi i fronti emerge un unico punto inamovibile: la crisi è lontana dall’essere chiusa.

 

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