È alla deriva nel Mediterraneo centrale, carica di gas naturale liquefatto e carburanti, la nave russa Arctic Metagaz. Una situazione che fatto scattare la massima allerta da parte del governo italiano. La questione è stata al centro di una riunione a Palazzo Chigi convocata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un summit che ha visto la partecipazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, del ministro della Difesa Guido Crosetto, del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano.
Al centro della riunione la gestione del caso della nave battente bandiera russa, che trasporta consistenti quantitativi di gas naturale liquefatto (GNL), olio pesante e gasolio e che da alcuni giorni naviga senza equipaggio nel Mediterraneo centrale, rappresentando un potenziale rischio per la sicurezza marittima e ambientale. Secondo quanto emerso, l’imbarcazione si trova attualmente all’interno della zona SAR (Search and Rescue) di competenza maltese. Le autorità de La Valletta hanno disposto una distanza minima di sicurezza di cinque miglia nautiche per tutte le altre unità in navigazione nell’area.
Il governo italiano ha assicurato alle autorità maltesi la piena condivisione delle attività di monitoraggio, avviate fin dai primi momenti dell’emergenza. Roma ha inoltre confermato la propria disponibilità a fornire supporto operativo, restando in costante contatto con Malta in attesa delle decisioni ufficiali sul destino della nave.
L’episodio risale ai primi giorni di marzo, quando la Arctic Metagaz, una metaniera costruita nel 2003, è rimasta gravemente danneggiata nel Mediterraneo centrale dopo una violenta esplosione e un incendio a bordo. L’intero equipaggio — circa 30 marinai russi — è stato evacuato e tratto in salvo senza vittime.
Mosca ha attribuito l’accaduto a un attacco con droni marini lanciati dalle coste libiche e riconducibili all’Ucraina, definendolo un atto di “terrorismo internazionale”. Tuttavia questa ricostruzione non è stata confermata in modo indipendente e da Kiev non è arrivata alcuna rivendicazione ufficiale.
La Arctic Metagaz è considerata parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, una rete di petroliere e metaniere utilizzate per trasportare prodotti energetici aggirando le sanzioni occidentali introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina.
Secondo fonti internazionali, la nave stava trasportando decine di migliaia di tonnellate di GNL provenienti dall’Artico russo. Sebbene il gas naturale liquefatto presenti rischi diversi rispetto al petrolio in caso di dispersione, la presenza a bordo anche di carburanti come olio pesante e gasolio rende l’episodio potenzialmente pericoloso per l’ambiente marino e per la sicurezza della navigazione.
Le autorità marittime europee continuano a seguire l’evoluzione della situazione mentre le correnti spingono lentamente la nave alla deriva nel Mediterraneo centrale. In alcune fasi, unità navali e mezzi di supporto hanno monitorato l’area per prevenire eventuali incidenti o operazioni di soccorso.
Per il momento la gestione dell’emergenza resta formalmente sotto la responsabilità di Malta, ma l’Italia — vista la vicinanza alle proprie coste — ha deciso di mantenere un livello di attenzione elevato, pronta a intervenire qualora la situazione dovesse evolvere o rappresentare un rischio diretto per il Mediterraneo centrale.
