In merito alla attuale guerra che oppone gli Usa e Israele all’Iran, si possono fare due ipotesi. 1) Lo stratega che ha architettato questo conflitto ha agito per disperazione, cioè in un contesto nel quale non si poteva agire diversamente; 2) quello stratega non é un buon giocatore di scacchi e non ha previsto in anticipo un evento drammatico, che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta: la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani. Eppure le autorità iraniane avevano dichiarato apertamente che lo avrebbero fatto. La cosa più sconcertante é che gli Stati Uniti d’America, con le loro forze militari ammassate nell’area mediorientale, non sono in grado di forzare il blocco e riaprire lo Stretto al traffico navale. Incredibile! Sta di fatto che il prezzo del petrolio ha cominciato a salire, sfondando la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Secondo gli economisti, il prezzo del petrolio può raggiungere presto i 200 dollari al barile. Un disastro che può innescare una spirale inflazionistica in grado di spazzare via le nostre fragili economie. Resosi conto della catastrofe in atto, il presidente Usa Donald Trump, per prima cosa, ha eliminato le sanzioni secondarie all’India, consentendole di acquistare petrolio russo per 30 giorni. Poi, ha completamente eliminato tutte le sanzioni sul petrolio russo. In questo modo Trump evidentemente spera di calmierare il prezzo dell’oro nero. In ogni caso il petrolio russo sta guadagnando enorme popolarità in Asia. Cina e India stanno già aumentando le loro importazioni di petrolio russo, ma anche paesi come Thailandia, Sri Lanka e persino il Giappone sono desiderosi di tornare ad acquistarlo. Questo entusiasmo sta riducendo significativamente lo sconto sul petrolio russo Ural. In conclusione, la Russia incasserà una montagna di quattrini dalla vendita del suo petrolio. Solo l’Unione Europea si é affrettata ad annunciare che avrebbe mantenuto le sanzioni sul petrolio russo. Questo suicidio europeo – che provocherà rivolte nel vecchio continente – é dovuto a ragioni ideologiche e rappresenta un tentativo di mantenere in vita l’ideologia liberale o “woke” che dir si voglia. Comunque sia, la Russia é tornata ad essere la regolatrice mondiale del prezzo dei carburanti fossili. Considerato, poi, che gli iraniani hanno proposto di far passare nello Stretto di Hormuz soltanto le petroliere, che pagano il greggio in yuan (la valuta cinese) é evidente che la fine del petrodollaro é quanto mai vicina.
Iran. La fine del petrodollaro e il patto del gas Putin-Trump
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