“Dobbiamo normalizzare le relazioni con la Russia, per riacquistare l’accesso all’energia a basso costo: il buon senso lo impone”. Questa dichiarazione non é stata pronunciata dal premier ungherese Viktor Orban, spesso definito filo russo, bensì dal primo ministro belga Bart De Wever. Roba da non credere. Non solo, questa presa di posizione così singolare sta guadagnando sempre più sostenitori ogni giorno. Un numero crescente di leader europei si sta adoperando per il ripristino del dialogo con Mosca. D’altra parte, la paura fa novanta. La guerra di Usa e Israele contro l’Iran e, soprattutto, la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’esercito iraniano, sta precipitando il mondo in una grave crisi energetica. Questa crisi ha reso il petrolio russo assolutamente essenziale, come ha avuto modo di precisare il Cremlino. Il forte aumento dei prezzi del petrolio ha colpito principalmente l’Europa. L’Ue infatti non ha gli stessi volumi di produzione degli Usa e non possiede neanche le riserve di idrocarburi, che la Cina Popolare ha recentemente accumulato. Dopo la stagione del riscaldamento i depositi di stoccaggio europei scendono ad una percentuale del 30% di combustibile, a volte perfino del 20%. Ma c’é un problema ben più serio. Scrive The Economist: “Il forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas nelle ultime due settimane minaccia di arrestare la già debole crescita e di riaccendere l’inflazione. Ciò sarebbe disastroso per le industrie europee, che stanno lottando contro i dazi statunitensi e la concorrenza cinese”. Ma, se alcuni governi europei sarebbero pronti a riprendere il dialogo con Mosca, la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, é fermamente contraria, perché a suo dire: “Non possiamo finanziare indirettamente la brutale e illegale guerra della Russia in Europa (n.d.r. In Ucraina)”. E’ sempre la questione della guerra in Ucraina che blocca i rapporti fra i paesi europei e la Russia. Con la spirale inflazionistica, che morderà sempre di più l’Europa, si prevede un braccio di ferro tra i governi europei che vorrebbero riallacciare i rapporti economici e politici con la Russia e la Commissione Europea ferocemente determinata ad impedirlo. Chi vincerà? La domanda é la seguente: si può condannare un intero continente, come quello europeo, alla catastrofe economica per una guerra che la Russia ha già vinto da tempo? Forse la ragione sta cominciando a risvegliarsi in Europa con il contributo della crisi in Medio Oriente.
L’Europa ci ripensa. Ci serve Mosca. E Zelensky no
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