Due anarchici muoiono a Roma mentre preparano un attentato. Strategia della tensione?

venerdì, 20 Marzo 2026
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Si sta preparando in Italia una nuova strategia della tensione? Inquieta non poco la notizia che oggi, a due giorni dal referendum sulla giustizia, siano stati ritrovati i corpi di due anarchici, un uomo e una donna, in un casale nel Parco degli acquedotti di Roma il cui tetto è crollato per un’esplosione. La coppia stava, in tutta evidenza, preparando una bomba per un possibile attentato.

L’allarme è scattato quando un runner ha chiamato i pompieri dopo aver trovato due  corpi nell’edificio distrutto. Il corpo dell’uomo aveva il braccio mutilato e varie bruciature, segno evidente che gli è esplosa una bomba tra le mani. La donna aveva invece solo i traumi causati dal crollo del tetto. L’ipotesi del terrorismo politico è emersa solo nel pomeriggio, quando i cadaveri sono stati identificati come appartenenti a due anarchici del gruppo Cospito.

Si chiamavano Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone ed erano tipi già noti alle forze dell’ordine. Lui, in particolare, era stato condannato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Lei aveva letto in aula il proclama a favore di Alfredo Cospito durante l’udienza preliminare del procedimento Sibilla (Perugia, il 15 gennaio 2025). «Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato – aveva dichiarato con tono solenne la giovane davanti al giudice – dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa». Delirio allo stato puro. E una farneticazione, a quanto pare, non rimasta allo stato meramente teorico.

Per arrivare all’identità sarebbero stati utili anche i tatuaggi che avevano sul corpo. La tragedia secondo la ricostruzione è avvenuta nella serata di giovedì, per effetto di una violenta esplosione: il tetto dell’edificio si sarebbe sollevato prima di cedere definitivamente a causa dello scoppio improvviso.

Il dato che fa più riflettere è che l’episodio è accaduto a pochi giorni dal referendum sulla giustizia, un grande appuntamento politico la cui importanza è cresciuta di pari passo con l’intensificarsi (e l’inasprirsi) del dibattito pubblico. Visto che lo scoppio è avvenuto giovedì, è verosimile che i due anarchici intendessero utilizzare l’ordigno pochi giorni dopo, proprio cioè i giorni del referendum.

Questo dato segnala un possibile salto di qualità nella strategia del caos che, con ogni probabilità, sta dietro la preparazione di questo attentato che non è andato in porto per cause accidentali. Chi e dove i due anarchici intendevano colpire? Con chi erano in collegamento?

Resta il fatto che negli ultimi mesi abbiamo assistito a un crescendo di azioni eversive. Prima gli incidenti a Torino per la chiusura del centro sociale Askatasuna, disordini che hanno seguito una precisa regia, con guerriglieri urbani affluiti da tutta Italia (e anche dall’estero) e con il tentativo di linciaggio di un poliziotto. Poi gli attentati alle linee ferroviarie del Nordest in opposizione ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina. E ora, appunto, il probabile progetto di un attentato nei giorni del referendum. Non siamo forse in presenza di una strategia della destabilizzazione? Non è certo il caso di fare allarmismo. Ma non è nemmeno opportuno sottovalutare la portata di quanto sta avvenendo. L’esperienza storica del terrorismo in Italia ci insegna che minimizzare certi fenomeni è sempre premessa di brutte sorprese.

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