Effetto referendum. Vannacci prepara il campo di battaglia nel centrodestra

martedì, 24 Marzo 2026
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Nelle ore in cui sul risultato del referendum sulla giustizia continuano a susseguirsi fiumi di opinioni, analisi e pareri, c’è chi, a fari spenti, sta alla larga dalla tenzone e resta concentrato sul suo progetto politico.

È il Generale Roberto Vannacci, che continua a tessere la tela di Futuro Nazionale, mantenendo fisso lo sguardo sul 2027, anno in cui il suo movimento affronterà il suo primo, vero, banco di prova: le elezioni politiche e amministrative.

In questa fase la parola d’ordine è chiara: prima di tutto, il radicamento territoriale.

Una settimana fa a Firenze sono nati cinque comitati di quartiere di FN. Il 20 marzo Vannacci si è collegato con Napoli, dove il suo soggetto politico ha promosso un evento per consolidare la struttura su base regionale. Ieri sera, invece, si è presentato per la prima volta in Calabria, a Rende, dove ha tenuto una conferenza stampa e un incontro pubblico insieme a Rossano Sasso, che ha lasciato la Lega per diventare responsabile del Sud Italia di FN.

Nei giorni che hanno preceduto il referendum, Vannacci del tema non ha parlato. Soltanto a urne chiuse, raggiunto dall’Adnkronos, ha dichiarato di essere “senza ambiguità” favorevole al “sì”, dal momento che “credo fermamente che una magistratura liberata dalle pressioni delle correnti politicizzate sia necessaria”.

Contestualmente, il Generale ha lanciato un messaggio sibilino, a metà tra l’avvertimento e la mano tesa nei confronti di Giorgia Meloni e della coalizione di centrodestra.

“In queste settimane – ha detto – tanti politici navigati mi hanno spiegato cosa mi converrebbe fare: votare ‘no’, indebolire Meloni e sfruttare il caos per far crescere Futuro Nazionale, oggi dato tra il 3,5% e il 4%. Il solito gioco di ‘Palazzo’. Il solito calcolo cinico. Ma io non ci sto”.

Vannacci, dunque, assume la posa dell’uomo dai valori inscalfibili, al servizio esclusivo della nazione ma, al contempo, continua a guardare al centrodestra come a un possibile interlocutore.

Del resto, il 18 marzo Vannacci ha annunciato che Futuro Nazionale avrebbe partecipato alle elezioni amministrative di Milano nel 2027 e, a chi gli chiedeva se avesse intenzione di presentare un proprio candidato, o se fosse propenso a sceglierlo con il centrodestra, ha risposto: “Noi lasciamo aperte tutte le possibilità, fra cui anche quella di avere un candidato forte, sostenuto da una squadra”.

Poi, alla domanda se fosse disposto a confrontarsi anche con Matteo Salvini, il Generale ha replicato così: “io dialogo con tutti”. Un’apertura rispedita immediatamente al mittente dal leader della Lega, che ha replicato con un secco “no” rispetto a questa ipotesi.

Che i rapporti tra il Carroccio e Vannacci siano (attualmente) ai ferri corti non è una novità e questa distanza rappresenta uno dei nodi che Giorgia Meloni dovrà affrontare in vista delle prossime elezioni politiche.

Perché, da un lato, c’è Forza Italia, ancora e sempre priva di un leader; dall’altro, la Lega, che attraversa una fase di contrazione e indebolimento.

Nel mezzo si affaccia il nuovo soggetto di Roberto Vannacci, che si pone più a destra di tutti e punta a catalizzare lo scontento.

Un elemento di pressione sugli alleati e, al tempo stesso, una variabile che potrebbe trasformarsi in un problema politico strutturale per l’intero centrodestra.

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