Iran-Usa: Trump pronto a scatenare inferno, Teheran resiste e blinda Hormuz

giovedì, 26 Marzo 2026
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Botta e risposta da una parte all’altra dell’Oceano e se sulla guerra in Iran non si è ancora arrivati ad un compromesso né ad uno stop delle ostilità malgrado i negoziati in corso e i 15 punti e condizioni che l’amministrazione Trump ha fornito all’esercito dei rivoluzionari a Teheran, i tempi si allungano. Donald Trump affida alle parole della sua portavoce alla Casa Bianca Karoline Leavitt le sue intenzioni che sono abbastanza chiare: “Sono pronto a scatenare l’inferno se l’Iran non accetta la sconfitta e non dovrebbe commettere errori di calcolo”. Nonostante tutto, secondo gli Usa, le trattative con l’Iran continuano e sono costruttive. Lo ha confermato ancora Washington per bocca della portavoce del Tycoon Leavitt che rispondendo a chi le chiedeva della bocciatura dell’Iran al piano di pace in 15 punti si è detta fiduciosa di spiragli positivi all’orizzonte. Verità o messinscena? Non lo sapremo mai. Dall’altra parte dell’Oceano e a un passo dai territori di guerra il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: “Non abbiamo intenzione di negoziare, finora non ci sono stati negoziati e credo che la nostra posizione sia assolutamente di principio, parlare di negoziati ora equivale ad ammettere la sconfitta”. Fonti del Golfo hanno riferito anche che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo delle trattative  con Steve Witkoff e Jared Kushner, i due fidi diplomatici di Trump, accusandoli di tradimento, a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. Intanto il vicepresidente Vance, è incaricato agli incontri di negoziazione che sono programmati in Pakistan, a Islamabad a stretto giro. E se sul fronte Hormuz il blocco persiste, Trump ha già dato mandato di inviare 2000 paracadutisti americani in Medioriente per alcune e importanti operazioni via terra. L’Iran dal canto suo prepara una legge di pedaggio e controllo di Hormuz, stretto petrolifero più importante al mondo, respingendo in toto i 15 punti del piano di pace di Trump e ponendo cinque condizioni per la tregua. Le richieste del regime sono in sintesi:  lo stop degli attacchi da parte di Usa e Israele, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti gli altri fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento della sovranità iraniana su Hormuz.

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