Centro-sinistra, nodo elezioni: primarie o un federatore alla Landini?

lunedì, 30 Marzo 2026
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Il cantiere del centro-sinistra resta aperto in vista delle prossime elezioni politiche, ma tutt’altro che lineare. Il tema delle primarie, che per anni ha rappresentato uno strumento identitario del campo progressista, torna al centro del dibattito tra distinguo, aperture e timori. I sondaggi agitano il Partito democratico visto lo scarso appeal di Elly Schlein sull’elettorato esterno, mentre nel Movimento 5 Stelle cresce una spinta più esplicita verso una consultazione aperta per scegliere la leadership e definire il perimetro dell’alleanza.

Il punto, però, non è solo il metodo. Dietro la discussione sulle primarie si nasconde un nodo politico più profondo: la costruzione di un progetto condiviso capace di tenere insieme culture e sensibilità diverse. Da una parte c’è chi continua a considerare le primarie uno strumento democratico imprescindibile, utile a legittimare il leader davanti a un elettorato largo; dall’altra cresce il fronte di chi teme che una competizione interna, senza una base programmatica solida, rischi di accentuare divisioni già evidenti.

Centro-sinistra nodo elezioni, Conte spinge per le primarie per tornare a Chigi

In questo quadro si inserisce anche il peso dei numeri. Secondo gran parte dei sondaggi, Giuseppe Conte risulterebbe oggi uno sfidante più competitivo contro Giorgia Meloni rispetto a Elly Schlein. Un dato che non è secondario e che spiega, almeno in parte, la spinta del leader del Movimento 5 Stelle verso le primarie: una consultazione aperta potrebbe infatti ribaltare gli equilibri interni al campo progressista rispetto a uno scenario in cui la leadership verrebbe automaticamente assegnata al capo del partito più votato alle prossime elezioni politiche.

Nel Pd la questione resta delicata. La leadership di Schlein è formalmente consolidata, ma il dibattito interno si intreccia con la necessità di costruire un’alleanza credibile con i 5 Stelle e con le altre forze progressiste. In questo quadro, il pressing di Conte per arrivare a una sintesi attraverso le primarie si accompagna alla richiesta di non limitarsi alla scelta di un nome, ma di definire prima contenuti e priorità.

Il rischio, sottolineato da più osservatori, è quello di riproporre uno schema già visto: una competizione sui leader senza un reale chiarimento sulla linea politica. E infatti il confronto si sposta sempre più sul terreno del programma, con temi come politica estera, lavoro, welfare e riforme istituzionali che restano divisivi. Senza un’intesa su questi punti, anche lo strumento delle primarie rischia di trasformarsi in un passaggio formale, incapace di produrre una vera sintesi.

In questo clima si inseriscono anche le suggestioni di una “terza via”, una figura in grado di tenere insieme le diverse anime del campo largo. Un’ipotesi che, pur non trovando ancora una definizione concreta, continua a circolare tra dirigenti e analisti come possibile via d’uscita da uno stallo politico evidente.

Candidato premier, Bindi e Bonaccini: “Serve un progetto, non basta il leader”

A mettere ordine nel dibattito arrivano le parole di Rosy Bindi e Stefano Bonaccini, che spostano il baricentro della discussione dal “chi” al “cosa”. L’ex ministra insiste sulla necessità di un passo indietro rispetto alla personalizzazione della politica, rilanciando l’idea di un percorso condiviso: “Le primarie non sono un talent, non basta scegliere il leader. Serve una visione comune”.

Bindi richiama la necessità di costruire un programma prima ancora di individuare una guida, sottolineando come senza una piattaforma chiara il rischio sia quello di una competizione sterile. Un ragionamento che si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro del centrosinistra e sulla sua capacità di parlare a un elettorato oggi sempre più frammentato.

Non meno netto Bonaccini, che avverte sui limiti di una consultazione ridotta a una conta tra nomi: “Se le primarie sono solo una conta sui nomi, giovani e astensionisti non ci seguiranno”. Il presidente del Pd indica una priorità precisa: costruire un progetto credibile, capace di coinvolgere anche chi oggi resta ai margini della partecipazione politica.

Nel dibattito si inserisce però anche un elemento politico che merita attenzione. Nell’ultima manifestazione del 18 marzo, Rosy Bindi è apparsa molto vicina a Maurizio Landini, figura che continua a smentire ogni ambizione politica diretta ma che, secondo più di una voce, viene indicata come possibile federatore del campo progressista. Un profilo capace, almeno nelle intenzioni di chi lo evoca, di scrivere quel programma condiviso che oggi manca e che potrebbe rappresentare la vera chiave per tenere insieme le diverse anime del centrosinistra. Più lui di Ernesto Maria Ruffini, fondatore dei movimenti Più Uno che ha però già detto di volersi candidare alle primarie e correre.

È proprio su questo terreno che si giocherà la partita nei prossimi mesi. Più che la scelta del leader, sarà la capacità di costruire una proposta politica credibile a determinare il futuro del campo largo. Le primarie, in questo scenario, restano uno strumento. Ma senza una visione comune, rischiano di essere solo un passaggio senza direzione. E qua come nel caso del referendum la vera direzione potrebbe darla Landini, ricordando che è stato lui a convocare subito la piazza di festa ed è stato seguito dai vari leader dell’opposizione.

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