Variante “Cicada”, il ritorno silenzioso del Covid che preoccupa gli esperti

martedì, 31 Marzo 2026
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Una nuova variante del virus Covid-19 sta attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Si chiama BA.3.2 ed è stata soprannominata “Cicada” per il suo comportamento simile a quello delle cicale, essendo stata individuata per la prima volta nel 2024. Tale variante è rimasta a lungo sotto traccia per poi riemergere negli ultimi mesi con maggiore evidenza, soprattutto nel territorio statunitense.

L’identificazione della variante BA.3.2 è stata identificata in Sudafrica il 22 novembre 2024 in un campione respiratorio pediatrico. Da allora ha iniziato a diffondersi passando per il Mozambico, l’Europa e altri continenti.
Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ha fatto sapere che nel febbraio 2026 era già presente in almeno 23 Paesi.
Il primo caso è stato intercettato negli Usa nel mese di giugno dell’anno scorso nel corpo di un turista. In seguito, il virus è stato individuato anche nelle acque reflue e in numerosi pazienti, segnale di una rapida espansione e circolazione.
In Europa, Paesi come Danimarca, Germania e Paesi Bassi hanno registrato una presenza significativa, con una quota fino al 30% delle sequenze analizzate tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
BA.3.2 appartiene alla famiglia di Omicron ma si distingue nettamente dai lignaggi più recenti per l’elevato numero di mutazioni che sarebbero tra 70 e 75 nella proteina spike, struttura che consente al virus di penetrare nelle cellule umane. Questa caratteristica la rende altamente divergente e potenzialmente in grado di influenzare sia la trasmissibilità che la capacità di eludere la risposta immunitaria.
Uno dei principali interrogativi riguarda l’efficacia degli attuali dei vaccini, sviluppati sulla base dei ceppi più diffusi negli ultimi anni: la distanza genetica potrebbe ridurre la rapidità della risposta immunitaria contro l’infezione. Comunque sia, le evidenze sottolineano come i vaccini continuino a svolgere un ruolo centrale nel prevenire ricoveri e decessi, anche se la protezione contro l’infezione può risultare meno completa.
Al momento non emergono segnali che BA.3.2 provochi una malattia più grave rispetto alle varianti precedenti. Questo in quanto i dati disponibili indicano che, pur diffondendosi con efficienza, non ha decretato un aumento significativo della severità clinica. Gli esperti ricordano che l’evoluzione del virus è un processo naturale e che alcune mutazioni possono favorire la diffusione senza incrementare la pericolosità.
Le autorità sanitarie raccomandano la vaccinazione annuale contro il Covid-19, con l’attuale formulazione valida fino all’autunno 2026, mentre sono già in corso studi per aggiornare i vaccini alle varianti emergenti e includere eventualmente anche “Cicada”.
Rimane centrale la sorveglianza genomica, soprattutto nei Paesi con minori capacità di monitoraggio, dove la diffusione reale potrebbe essere sottostimata. Il rischio principale parrebbe legato più a possibili picchi stagionali che a un aumento della gravità, rendendo ancora fondamentali misure di prevenzione quali la protezione delle persone fragili, l’isolamento in caso di sintomi e il mantenimento di buone pratiche igieniche.

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