L’ultimo ringhio: Gattuso lascia la guida della Nazionale

venerdì, 3 Aprile 2026
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La decisione era nell’aria e oggi è diventata ufficiale.

Dopo le dimissioni di ieri di Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, Gennaro Gattuso lascia la guida della Nazionale italiana di calcio.

La Federcalcio ha comunicato che il contratto con l’allenatore calabrese è stato risolto consensualmente, sottolineando la professionalità e la dedizione di Gattuso e del suo staff. “La Figc ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera”, recita il comunicato ufficiale della Federazione, a pochi giorni dalla mancata qualificazione degli Azzurri ai Mondiali.

Lo stesso Gattuso ha affidato a una nota il suo saluto commosso: “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche”.

L’ex ct ha voluto ringraziare Gravina, Buffon e tutto il personale della Federazione, sottolineando il rapporto di fiducia e supporto ricevuto: “È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore“.

Con l’addio di Gattuso, diventa inevitabile guardare al futuro.

Allegri, Mancini, Conte e Inzaghi: sono questi i nomi più accreditati che, da giorni, circolano tra media e tifosi per assumere la guida degli Azzurri, dopo la disfatta di Zenica. A queste opzioni se ne aggiungono altre, evocando l’ipotesi di un “Papa straniero”, con Guardiola e Mourinho in pole position.

Voltare pagina subito, però, è un rischio. Sul calendario è cerchiata in rosso una data che segnerà uno spartiacque nel calcio italiano: il 22 giugno, giorno dell’elezione del nuovo Presidente della FIGC. Solo allora, dopo che la Federazione avrà una nuova guida ufficiale, la scelta del ct potrà avere piena legittimazione.

L’ipotesi più accreditata allora è quella di Silvio Baldini, attuale allenatore della Nazionale Under 21. In questo caso, il tecnico toscano svolgerebbe il ruolo di traghettatore, in attesa di definire il nuovo titolare della panchina.

Qualcosa di simile era già avvenuto nel 2018, quando Luigi Di Biagio assunse l’incarico pro tempore per poi passare il testimone a Roberto Mancini, artefice del trionfo europeo.

Oggi, però, il contesto è diverso: non si tratta più solo di scegliere un tecnico, ma di rifondare un movimento calcistico sull’orlo di una crisi di nervi, dopo la terza eliminazione consecutiva dai Mondiali.

Il vero nemico della nuova governance federale non è il tempo, ma il rischio di smarrire le radici calcistiche che hanno sempre contraddistinto l’Italia nel mondo del calcio.

Mettere, ancora una volta, sulle spalle di un allenatore la soluzione di problemi di queste dimensioni, rischia di trascinare la Nazionale in una spirale senza fine.

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