Secondo indiscrezioni, da febbraio il complesso avrebbe rafforzato le misure di protezione dopo la violazione dei sistemi. La direzione replica: «Nessun rischio per le opere né dati sensibili compromessi»
Da qunto è emerso, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2026 un gruppo di hacker è riuscito a violare la rete informatica del complesso museale fiorentino, che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. L’attacco avrebbe colpito in particolare i sistemi amministrativi.
Un articolo del Corriere della Sera aveva descritto una situazione molto critica: server compromessi, dati sottratti e persino informazioni sensibili sulla sicurezza interna, come mappe, accessi e posizionamento delle telecamere. Gli hacker avrebbero inoltre avanzato richieste di riscatto, minacciando la diffusione dei dati nel dark web. Va precisato, però, che le password dei sistemi online e i codici di accesso agli ingressi fisici sono stati immediatamente modificati non appena rilevato l’hackeraggio.
La versione degli Uffizi
Di segno diverso la posizione della direzione del museo. Il direttore Simone Verde ridimensiona l’allarme, parlando di ricostruzioni «in gran parte infondate». Secondo gli Uffizi, non ci sarebbe stata alcuna compromissione dei sistemi di sicurezza né furto di password, anche perché gli impianti sarebbero isolati e non accessibili dall’esterno. Anche il trasferimento di alcune opere nei caveau viene spiegato come parte di operazioni già programmate, legate a lavori di ristrutturazione e ammodernamento. Resta comunque confermato l’attacco informatico, su cui sono state avviate indagini da parte dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
Le reazioni politiche
«Abbiamo gli hacker dentro gli Uffizi che minacciano il nostro patrimonio culturale e il ministro che fa? Se ne è accorto o è impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan?», ha dichiarato l’ex premier Renzi, chiedendo anche conto del ruolo dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza: «Che cosa sta facendo?».
Ill Partito Democratico ha presentato un’interrogazione alla Camera. La capogruppo in Commissione Cultura Irene Manzi, insieme ai deputati fiorentini Simona Bonafè e Federico Gianassi, chiede al ministro Giuli di riferire con urgenza in Parlamento. «È necessario fare piena luce sull’accaduto e garantire la massima trasparenza», affermano, sollecitando anche maggiori investimenti per la sicurezza digitale delle istituzioni culturali.
L’allarme sul fronte sicurezza
Preoccupazione anche da parte della sindaca di Firenze Sara Funaro, che sottolinea la gravità del tema: «La cybersicurezza è fondamentale, soprattutto quando viene colpita un’istituzione di livello mondiale come gli Uffizi». Nel frattempo, la Cgil chiede un rafforzamento dell’organico del museo e invita a non trascurare la sicurezza dei lavoratori, anche alla luce delle misure adottate per proteggere fisicamente gli spazi espositivi. La vicenda resta dunque aperta, tra versioni contrastanti e richieste di chiarimento. Sullo sfondo, una questione sempre più centrale: la protezione digitale di uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo.
Novità su Google: per aggiungere Lo Speciale tra le tue fonti preferite, clicca qui



