Pandoro Gate, il giudice fa leva sui follower: “Non credono a tutto ciò che dice Ferragni”

lunedì, 13 Aprile 2026
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Non basta un “segui” per trasformare un consiglio in verità assoluta. È attorno a questo principio che si articola uno dei passaggi chiave della sentenza sul cosiddetto “Pandoro Gate” che ha visto protagonista Chiara Ferragni. A chiarirlo è il giudice Ilio Mannucci Pacini, che nelle motivazioni del non luogo a procedere mette in discussione l’idea di un rapporto cieco e incondizionato tra influencer e consumatori.

«Ipotizzare che il solo fatto che un consumatore sia follower di un’influencer comporti che il primo non solo si fidi delle indicazioni di quest’ultimo, ma che in quei “consigli per gli acquisti” riponga una fiducia incondizionata e acritica, è quantomeno opinabile», scrive il giudice.

Sono queste le motivazioni della sentenza con cui, il 14 gennaio, è stato disposto il non luogo a procedere nei confronti di Ferragni, del suo ex collaboratore Fabio Damato e di Francesco Cannillo, rappresentante di Cerealitalia-Id. Al centro della vicenda, le operazioni commerciali legate al pandoro Balocco e alle uova pasquali griffate Ferragni.

Uno degli elementi cardine dell’accusa, sostenuta dai pm milanesi Eugenio Fusco e Cristian Barilli, riguardava proprio il presunto rapporto “fideistico” tra influencer e pubblico, ritenuto alla base dell’aggravante della “minorata difesa”. Un’impostazione che il giudice ha però escluso, definendola infondata. Senza questa aggravante, il procedimento – a citazione diretta – non avrebbe nemmeno potuto prendere avvio.

Di fatto, la decisione accoglie quasi integralmente le tesi della difesa, smontando l’impianto accusatorio e segnando un passaggio importante nel dibattito sul ruolo e sull’influenza dei creator nel rapporto con i consumatori.

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