Meloni non molla Zelensky, per non perdere pure l’Europa

mercoledì, 15 Aprile 2026
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Una linea tutt’altro che sottile, bensì netta e ben evidente.

É quella tirata oggi durante l’incontro di oggi a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky: non una semplice tappa istituzionale, ma il segnale di una posizione che l’Italia sceglie di ribadire con chiarezza mentre la guerra in Ucraina entra in una fase sempre più complessa, anche a causa dell’ampliamento del quadro bellico internazionale.

“L’Italia e l’Europa sono state sempre al fianco di Kiev”, ha detto Meloni, fissando il perimetro politico del bilaterale. Ma è nella seconda parte della frase che emerge il senso più profondo della posizione italiana: “Non è solo un dovere morale, ma una scelta strategica”. In altre parole, il sostegno a Kiev non è soltanto solidarietà verso un Paese aggredito, ma una componente strutturale della sicurezza europea.

Non a caso la premier ha avvertito che “un Occidente diviso sarebbe il vero regalo a Mosca”, indicando nella compattezza dell’alleanza la prima condizione per reggere l’urto della Russia.

Zelensky, come spesso accade nei suoi interventi, ha riportato il confronto su un piano concreto e urgente: “Abbiamo bisogno di sistemi aggiuntivi di difesa aerea, sono vitali”. Una richiesta che è insieme tecnica e politica, perché misura il grado di impegno degli alleati. Il presidente ucraino ha poi definito quello italiano un sostegno “fondamentale per salvare vite umane”, aprendo anche alla possibilità di rafforzare la cooperazione industriale nel settore della difesa.

Il senso dell’incontro sta tutto qui: continuità, ma anche adattamento. L’Italia resta saldamente ancorata al campo occidentale, senza ambiguità, ma prova a costruire un ruolo che non sia solo di allineamento. Meloni ha parlato di “pace giusta e duratura”, una formula che tiene insieme due esigenze difficili da conciliare: sostenere Kiev sul piano militare e, allo stesso tempo, preparare le condizioni per un possibile negoziato che non si traduca in una resa.

È in questo equilibrio che si definisce oggi il posizionamento italiano. Roma non è tra i Paesi più esposti sul piano militare, ma non per questo eccede in cautele o lascia spazio ad ambiguità. Si muove (come da tradizione ) in una fascia intermedia, tenendo insieme fedeltà all’alleanza euro-atlantica e spazio politico autonomo.

Una scelta che riflette anche la volontà di rafforzare il peso dell’Italia all’interno dell’Europa, in una fase in cui le decisioni sulle guerre stanno ridefinendo gerarchie e leadership.

L’incontro tra Meloni e Zelensky, allora, non cambia la linea, ma la rende più leggibile.

L’Italia c’è, e continuerà a esserci, nel sostegno a Kiev. Ma prova anche a dire che il dopo – quando arriverà – non potrà essere costruito senza una regia politica europea. Ed è su quel terreno, più che su quello militare, che Roma cerca oggi di costruire il proprio spazio.

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