Crisi a Downing Street: il caso Mandelson travolge Starmer

venerdì, 17 Aprile 2026
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Una nuova bufera politica scuote il governo britannico guidato da Keir Starmer. Il caso che coinvolge Peter Mandelson, ex ambasciatore a Washington dimessosi lo scorso settembre per i suoi legami con Jeffrey Epstein, torna al centro della scena e mette seriamente in discussione la leadership del premier laburista.

Secondo un’inchiesta del The Guardian, Mandelson non aveva superato le verifiche di sicurezza dei servizi segreti britannici, un elemento che avrebbe dovuto impedirgli di ricoprire un incarico così delicato. Eppure, Starmer aveva assicurato al Parlamento che tutte le procedure erano state rispettate. Una discrepanza che, nel rigido sistema di Westminster, può configurare una violazione gravissima, spesso punita con le dimissioni.

A complicare ulteriormente la situazione sono state le dimissioni di Olly Robbins, uno dei principali consiglieri del governo in politica estera ed ex negoziatore della Brexit. Robbins sarebbe responsabile di non aver informato il premier del mancato via libera dei servizi, un’omissione che in circostanze normali avrebbe impedito la nomina di Mandelson.

Starmer sostiene di non essere stato a conoscenza della bocciatura e, tramite il suo entourage, ha ribadito che la responsabilità ricade su Robbins, che avrebbe avuto la facoltà di non seguire le indicazioni dei servizi né di informare i vertici politici. Una spiegazione che però convince poco l’opposizione.

La leader conservatrice Kemi Badenoch ha attaccato duramente il premier, sottolineando come sia “assurdo” che un ex procuratore capo non abbia verificato personalmente informazioni così cruciali. Ancora più netto Nigel Farage, secondo cui “non c’è una sola parola credibile” nella versione fornita da Downing Street, mentre esponenti dei Verdi, dei nazionalisti scozzesi e gallesi chiedono apertamente le dimissioni del primo ministro.

Nonostante la pressione crescente, da Downing Street fanno sapere che Starmer non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico. Il suo vice, Darren Jones, ha dichiarato che il premier è venuto a conoscenza dei fatti solo recentemente e che le regole interne sono già state modificate per evitare casi simili in futuro.

Nel frattempo, anche la ministra degli Esteri Yvette Cooper sarebbe rimasta all’oscuro della bocciatura dei servizi, venendone a conoscenza solo grazie allo scoop giornalistico. Un dettaglio che alimenta ulteriormente i dubbi sulla gestione interna delle informazioni sensibili.

Con l’opposizione compatta nel chiedere un passo indietro e nuove rivelazioni che continuano a emergere, la crisi politica appare tutt’altro che risolta. Il futuro di Starmer a Downing Street resta appeso a un filo.

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