Un’immagine cruenta, che ha fatto il giro del mondo suscitando polemiche e indignazione.
È quella che giunge dal villaggio cristiano di Debl, nel sud del Libano, dove una fotografia ha ritratto un soldato israeliano mentre colpisce con una mazza la testa di una statua di Gesù crocifisso, staccatasi dalla croce. Uno scatto che trasmette un messaggio diretto come un pugno dello stomaco: un colpo violento, inferto dall’alto in basso, contro un simbolo religioso di sofferenza e fratellanza che giace inerme a terra.
In poche l’immagine è diventata virale sui social ed è stata rilanciata da diversi media arabi. Un gesto interpretato come un vero e proprio atto di profanazione, compiuto in un teatro di guerra già fonte di forti tensioni e che mina ulteriormente l’immagine di Israele agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.
Solo in un secondo momento è arrivata la conferma ufficiale delle Idf, che hanno riconosciuto l’autenticità della fotografia. In un messaggio pubblicato sul profilo ufficiale X, l’esercito israeliano ha dichiarato di considerare l’incidente con “grande severità”, sottolineando che “la condotta del soldato è totalmente incoerente con i valori” delle proprie truppe. L’Idf ha inoltre annunciato l’apertura di un’indagine da parte del Comando Nord, precisando che il caso è gestito attraverso la catena di comando e che saranno presi “provvedimenti adeguati”. Il soldato è stato identificato e l’inchiesta è in corso. L’esercito ha infine assicurato la collaborazione con la comunità locale per ripristinare la statua. Sul piano politico, il primo ministro Benjamin Netanyahu si è detto “sbalordito e rattristato” per quanto accaduto, ribadendo che in Israele “tutte le religioni fioriscono” e che i fedeli di ogni credo sono considerati uguali nella costruzione della società.
L’episodio ha suscitato forti reazioni soprattutto nel mondo cristiano. L’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa ha espresso “profonda indignazione” e una “condanna senza riserve”, definendo il gesto un grave affronto alla fede. Parole dure anche dal Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha parlato di un “grave affronto alla fede cristiana” che si inserisce in “altri episodi segnalati di profanazione di simboli cristiani”. Il filosofo Eugenio Mazzarella, in un intervento, ha parlato di “fermo immagine dell’orrore”, descrivendo l’atto come una forma di violenta iconoclastia contro un simbolo universale di pace.
Condanna anche dall’Italia, con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di “episodio inaccettabile”, definendolo un atto di violenza contro i cristiani e ricordando come la profanazione dei simboli religiosi sia contraria ai principi di libertà e dialogo interreligioso.
L’episodio riapre così il tema della tutela dei luoghi e dei simboli religiosi in contesti di conflitto, mentre l’indagine dell’esercito israeliano dovrà chiarire responsabilità e conseguenze di un gesto destinato a lasciare un segno profondo nel già fragile equilibrio dell’area.
