Nel pieno delle tensioni internazionali e mentre il conflitto in Medio Oriente continua a segnare gli equilibri globali, il ministro della Difesa Guido Crosetto torna a sottolineare la centralità della deterrenza e la necessità di un approccio pragmatico. Le dichiarazioni arrivano da Roma, a margine della presentazione del libro del leader di Azione Carlo Calenda, “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”, occasione in cui il titolare della Difesa ha toccato i principali dossier geopolitici, dall’Ucraina al Medio Oriente, fino al ruolo dell’Onu.
Crosetto, le parole del ministro della Difesa sul Medio Oriente e Hormuz
Crosetto si è soffermato in particolare sulle parole del presidente francese Emmanuel Macron, condividendone l’impostazione: “Macron ha detto una cosa vera, la deterrenza nasce dalla capacità di poter esprimere la forza se serve, la deterrenza non si fa a parole”. Un concetto che il ministro ha rafforzato con una metafora diretta: “Un dittatore non si ferma di fronte a un cartello, ma quando ha paura di farsi male”. Da qui il richiamo alla cosiddetta “strategia dell’istrice”, secondo cui non conta la dimensione ma la capacità di incutere timore. Tuttavia, ha avvertito, “purtroppo viviamo tempi in cui la deterrenza non sempre ferma chi hai davanti”, citando esplicitamente il caso della guerra in Ucraina, dove – ha osservato – “non si ferma la volontà dei russi di andare avanti”.
Sul fronte mediorientale, il ministro ha affrontato il tema della sicurezza nello stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. “L’Europa farà la sua parte”, ha assicurato, chiarendo però che la priorità resta una tregua stabile che consenta la navigazione in sicurezza: “Il primo passo è avere la possibilità che le navi vadano lì senza un teatro di guerra”. Solo successivamente, ha spiegato, si potrà discutere di eventuali estensioni delle missioni europee come Aspides o Atalanta, che comunque richiederebbero un passaggio parlamentare.
Crosetto ha ribadito la preferenza per un mandato delle Nazioni Unite, ritenuto “molto meglio per tutti”, ma ha anche evidenziato i limiti operativi dell’organizzazione: “Ho visto che l’Onu può essere bloccato in Consiglio di sicurezza dal primo che si alza e lo blocca”. Da qui l’apertura a soluzioni alternative: “Se io devo scegliere, pragmaticamente, sulla necessità di mettere in sicurezza Hormuz anche con una coalizione internazionale senza il mandato dell’Onu, lo faccio”. Una scelta, ha precisato, dettata dall’impatto diretto che una crisi energetica avrebbe sui cittadini: “Quella crisi mi entra nelle case di ogni italiano, soprattutto il più debole”.
Il ministro ha inoltre sottolineato che una missione internazionale ampia garantirebbe comunque la legittimità: “Se porto 42, 32 o 48 Paesi a fare una missione internazionale, il diritto internazionale è ampiamente garantito”. In questo scenario, ha aggiunto, l’eventuale blocco dell’Onu diventerebbe un problema dell’organizzazione stessa.
Infine, uno sguardo alla Russia e agli equilibri interni al Cremlino: secondo Crosetto, Vladimir Putin “è in minoranza all’interno della sua maggioranza perché considerato troppo tenero nei confronti dell’Ucraina”. Una lettura che conferma, nelle parole del ministro, la crescente complessità dello scenario globale: “Il mondo è sempre più complesso e non possiamo farci trascinare dal vantaggio politico”.



