“Dopo di Noi non è più il titolo di un fondo-progetto previsto dalla legge 112 del 2016 atto a sostenere tutte le persone con disabilità, prive di sostegno familiare promuovendone l’indipendenza e l’inclusione sociale; ma è il segno di una profonda incapacità da parte dell’Amministrazione comunale di Roma-Capitale e in particolare, dell’assessorato alle politiche sociali guidato da Barbara Funari.
Una prova? La propaganda del Capidoglio, nella sua comunicazione istituzionale, enfatizza un servizio on line che invece, balbetta, funziona poco.
Ecco cosa viene scritto: “Il progetto “Dopo di Noi” a Roma affronta criticità legate a ritardi burocratici, carenza di fondi e disparità applicative tra municipi”.
E di fronte alle polemiche relative ai disservizi evidenti, si giustifica: “I problemi riguardano il blocco dei finanziamenti, la discontinuità assistenziale e la necessità di una gestione più uniforme, a cui il Comune sta rispondendo con nuove linee guida”.
La verità è all’opposto e lo dico da professionista, oltre che da cittadino romano con passione civile: lunghissime file di attesa fino a tre anni, col risultato che si mandano in competizione famiglie bisognose d’aiuto.
Come se non bastassero vulnus strutturali legati alla cattiva gestione nel suo complesso: differenze sostanziali nella presa in carico tra i vari municipi di Roma, rendendo disomogeneo l’accesso ai servizi; e mancanza di continuità, difficoltà nel garantire percorsi di vita indipendente a lungo termine.
Insomma, veramente un “Dopo di Noi”, che diventa un “Dopo di Voi”. E menomale che l’assessore è stata eletta nella lista di Demos-democrazia solidale. Non si gioca con chi ha bisogno”.
Gian Piero Covelli
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