Lazio presenta nuovo Piano Regionale rifiuti, Rocca: “Stop a scempio del passato” | Video

mercoledì, 22 Aprile 2026
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Il Lazio volta pagina. L’obiettivo è portare la regione alla completa autosufficienza nel trattamento e nello smaltimento degli scarti, chiudendo definitivamente la stagione dei trasferimenti fuori territorio che ogni anno vede “viaggiare” circa un milione di tonnellate di rifiuti laziali. Lo ha annunciato proprio il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca in conferenza stampa insieme all’assessore al ciclo dei rifiuti Fabrizio Ghera.

Piano dei rifiuti Regione Lazio, le novità

La principale novità strutturale è la semplificazione del modello di gestione. Il Piano supera la vecchia divisione in cinque ambiti provinciali, istituendo due soli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO):

ATO 1:Comprende tutte le province del Lazio, esclusa la Capitale (circa 2,9 milioni di abitanti).
ATO 2: Coincide con il perimetro di Roma Capitale (2,8 milioni di abitanti).
Questa scelta mira a bilanciare le profonde differenze attuali: se l’ATO 1 ha già superato l’obiettivo di legge con il 66,5% di raccolta differenziata, Roma (ATO 2) è ancora ferma al 46,6%. Il traguardo finale fissato per il 2031 è una media regionale del 72,3% di differenziata e una riduzione complessiva della produzione di rifiuti del 6%.

Investimenti per l’economia circolare
Per trasformare il piano in realtà, la Regione ha messo in campo 60 milioni di euro attraverso il programma PR FESR 2021-2027. I fondi sono destinati a interventi capillari sul territorio:

18 milioni per potenziare la raccolta differenziata nei Comuni.
19 milioni per la creazione di centri di raccolta, isole ecologiche e impianti di compostaggio.
21 milioni per l’ammodernamento tecnologico delle linee di trattamento esistenti.
9 milioni (estendibili) come sostegno economico per i Comuni che ospitano impianti di chiusura del ciclo (discariche e termovalorizzatori).

Il nodo Termovalorizzatore e la viabilità

Il Piano recepisce integralmente le opere commissariali per Roma, incluso il nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba da 600mila tonnellate annue, previsto per l’inizio del 2028. Tuttavia, il presidente Rocca ha posto condizioni ferme sulla logistica: “Se il progetto di Santa Palomba andrà avanti, la compensazione su ferro è non negoziabile. Non permetteremo che 1.500 mezzi pesanti al giorno paralizzino la viabilità ordinaria: servono i binari prima dell’impianto.”

Sul fronte dell’ATO 1, il polo di San Vittore nel Lazio rimarrà il pilastro per il recupero energetico, con il pieno regime della quarta linea per garantire continuità anche durante le manutenzioni.

Regole certe per la localizzazione degli impianti

Per evitare le incertezze del passato, il PRGR introduce criteri rigorosi e distanze minime vincolanti per la nascita di nuovi siti. Non sarà più possibile realizzare impianti sensibili a ridosso di scuole o ospedali:

1.500 metri per discariche di rifiuti pericolosi e termovalorizzatori.
1.250 metri per discariche di rifiuti non pericolosi.
1.000 metri per impianti di trattamento organico e TMB.

Il video con le parole di Rocca e Ghera

“Siamo stati spettatori di uno scempio durato anni”, ha dichiarato duramente il presidente Francesco Rocca, riferendosi alla gestione delle giunte precedenti. “La chiusura di impianti strategici senza alternative ha generato un’emergenza permanente. Oggi offriamo una programmazione basata sul buon senso, sull’equilibrio tra impianti e sulla tutela della salute”.

“In passato si è vissuto di piccole meschinità, preferendo fuggire dalle proprie responsabilità pur di vincere le elezioni in un singolo Comune”, ha aggiunto Rocca, citando come esempi critici lo smantellamento del termovalorizzatore di Colleferro e la chiusura delle discariche di riferimento per Roma senza aver predisposto alternative. Il presidente ha poi rivolto lo sguardo al futuro, ponendo l’accento sulla legalità e sulla trasparenza: “Mantenere alta l’attenzione da parte di Comuni, Regione e Stato è fondamentale per proteggere un settore così sensibile dalle infiltrazioni della criminalità organizzata”. Un richiamo alla chiarezza che riguarda anche le nuove richieste impiantistiche, come quella di Civitavecchia, che Rocca ha promesso di affrontare con trasparenza verso i cittadini, nonostante siano figlie di iter nati con le regole della precedente amministrazione.

Dello stesso avviso l’assessore ai Rifiuti Fabrizio Ghera, che ha sottolineato come il piano sia un percorso democratico aperto: “Il documento passerà ora in Consiglio Regionale per una consultazione di 6-8 mesi con territori, comitati e cittadini. Ogni provincia avrà il suo impianto e nessuno sarà più costretto a dipendere dall’estero o da altre regioni”.

Con la riduzione drastica del ricorso alla discarica (previsto al 6% entro il 2031, ben sotto il limite UE del 10%), il Lazio si candida a diventare un modello di efficienza nell’economia circolare, puntando alla piena autonomia gestionale entro il prossimo decennio.

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