Nordio e Bortolozzi, un caso le mazzette e il rientro nel Csm

giovedì, 23 Aprile 2026
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Rientro in Corte di Appello a Roma per Giusi Bartolozzi che torna di nuovo nel ruolo di giudice. L’ex plenipotenziaria di Via Arenula e capa di gabinetto del ministero della Giustizia, che poco più di un mese fa associò alcune componenti della magistratura a un plotone di esecuzione, ha chiesto e ottenuto dal Csm di indossare di nuovo la toga. Un ruolo che secondo rumors e voci di corridoio e fonti del Ministero della Giustizia, potrebbe essere soltanto provvisorio perché all’orizzonte per lei ci sarebbe una nomina ministeriale voluta dallo stesso Nordio come magistrato di collegamento da Londra. L’ultima autorizzazione su questo, però, spetterà ancora al Csm. E c’è chi dice che la  scelta della ex dirigente degli uffici di via Arenula di rientrare in magistratura determinerà probabilmente decisivi cambiamenti sul procedimento che la vede imputata per il ruolo svolto nel cosiddetto “affaire Almasri”, il generale libico accusato di torture e stupri dalla Cpi, arrestato in Italia oltre un anno fa e poi subito rimpatriato con un aereo dei servizi. A quanto sappiamo la data di inizio del processo a Roma è fissata per il prossimo 17 settembre, ma alla prima udienza un collegio preliminare potrebbe sollevare, di fronte al Tribunale capitolino, la questione di competenza affinché l’incartamento sia trasferito agli uffici Perugia, che sono competenti per i procedimenti penali che riguardano i magistrati del distretto di Roma. Se Bartolozzi è potuta tornare subito in magistratura, peraltro, è solo grazie ad una norma ad hoc voluto dal Governo di cui faceva parte:  in base alla legge Cartabia contro le porte girevoli, infatti, a partire dal 2022 i magistrati che assumono ruoli di vertice nei ministeri non potrebbero tornare subito in toga alla fine dell’esperienza, ma dovrebbero restare fuori ruolo per un anno a svolgere funzioni non apicali. A salvare l’ex giudice e altre decine di colleghi dal castigo, però, è stato un emendamento del decreto Milleproroghe dello scorso anno che ha “congelato” retroattivamente la norma, limitandola agli incarichi assunti dopo il 31 agosto 2026. Così guarda un po’ la giudice potrà tornare subito ad amministrare la giustizia in toga, al fianco di quei colleghi che invitava a togliersi di mezzo con il Sì al referendum. E il Ministro Nordio che fa? Rimane a guardare? Assolutamente no. Si esprime dopo le polemiche scatenate dalla sua capa di Gabinetto dicendo chiaramente: “Parlava di una minoranza e non certo di tutti i magistrati”.

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