Si fa sempre più teso il fronte della guerra tra Iran e Stati Uniti e se una quadra a livello di negoziati ancora non si trova la paura più grande ora si combatte sui territori di guerra ma soprattutto sulla zona dello stretto di Hormuz nodo nevralgico di scambi commerciali strategie economiche e fronti di guerra e ritorsioni. E mentre il conflitto si fa sempre più fragile, Washington si prepara al peggio. Secondo quanto riportato dalla Cnn in queste ore, il Pentagono sta studiando piani d’emergenza per colpire rapidamente le barche veloci e le navi posamine iraniane nel caso in cui dovessero tentare di bloccare lo Stretto. Per l’amministrazione Trump e i suoi inviati sul campo, la stabilità di questo passaggio è fondamentale: una nuova chiusura delle rotte farebbe impennare i prezzi, alimentando quell’inflazione che sta cercando di combattere in ogni modo. L’Iran, dal canto suo sembra aver individuato una nuova carta da giocare che si trova nascosta proprio sui fondali marini. In quel braccio di mare, secondo le agenzie e i media locali, non passano solo petrolio e gas, ma anche i cavi che portano internet in gran parte del mondo. Secondo la tesi iraniana, se questi cavi venissero tagliati contemporaneamente si abbatterebbe una catastrofe digitale sui Paesi arabi della zona. Pericolo concreto e non solo minaccia perché secondo fonti tecnico-logistiche Paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar o gli Emirati Arabi hanno investito miliardi nello sviluppo dell’AI in centri tecnologici che oggi dipendono totalmente da quella connessione. L’idea è mandare un “gruppo basato su 2 cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo”. E’ questa la proposta italiana per una soluzione tecnologica condivisa. Ad avanzare questa mossa strategica e del tutto logistica non di natura conflittuale ma risolutiva ci pensa in diretta tv in Italia il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto. La missione della marina militare italiana pronta a scendere in campo prevede quattro navi: 2 cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. Berutti ha chiarito che le navi sono nei porti italiani pronte a partire ma ciò potrebbe accadere solo quando la guerra nel Golfo sarà conclusa sottolineando più volte che l’eventuale missione non è un’iniziativa isolata italiana ma condivisa con una coalizione internazionale di cui fanno parte: Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio. Un’operazione molto delicata e che deve essere fatta in una situazione non conflittuale perché comporterebbe dei rischi enormi.



