Doveva assumere ufficialmente la guida musicale del Teatro La Fenice dal prossimo ottobre, ma per Beatrice Venezi l’incarico si chiude prima ancora di cominciare. La Fondazione veneziana ha annunciato l’annullamento di ogni futura collaborazione, su decisione del sovrintendente Nicola Colabianchi. Alla base, si legge nella nota, le “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” della direttrice d’orchestra, giudicate offensive nei confronti del valore artistico e professionale dell’istituzione e incompatibili con i principi della Fondazione.
Le polemiche e le accuse di nomina politica
La posizione di Venezi era da tempo al centro di contestazioni: lavoratori e abbonati avevano criticato la sua nomina, ritenuta da alcuni non adeguata e legata piuttosto alla vicinanza al governo. Fino a pochi giorni fa Colabianchi aveva difeso la scelta, ma le recenti dichiarazioni hanno segnato un punto di non ritorno.
L’intervista che ha fatto esplodere il caso
A pesare è stata soprattutto un’intervista rilasciata a La Nación, in cui Venezi ha rivendicato la propria autonomia rispetto ad altri direttori, citando anche Claudio Abbado. La musicista ha parlato di un ambiente in cui “le posizioni si tramandano di padre in figlio” e di una resistenza al cambiamento, sottolineando il proprio ruolo di prima donna alla guida del teatro e la volontà di rinnovamento.
La reazione del teatro e dell’orchestra
Parole che hanno irrigidito ulteriormente i rapporti con le maestranze, già critiche da mesi, e che sono state definite incompatibili con un clima di fiducia. Lo stesso Colabianchi ha preso le distanze, difendendo apertamente l’orchestra e sottolineandone qualità e professionalità, riconosciute anche da direttori ospiti.
Un incarico mai iniziato
Si chiude così, prima ancora di prendere forma, l’esperienza di Venezi alla Fenice. Una rottura netta che riflette tensioni profonde, tra visioni opposte sul futuro del teatro e un clima sempre più acceso attorno alla gestione culturale.
